Anche questo articolo ha un ritardo di pubblicazione di circa 15 giorni, forse per sedimentare la visione e l’esperienza, forse per pigrizia, dimenticanza e impegni vari.
Giusto un paio di settimane fa mi sono lasciato scappare la riflessione mentale come della vaga sensazione di essermi lasciato l’inverno alle spalle. Scaramanticamente sottovoce, anche se era una sensazione che sentivo da qualche giorno, come l’avvicinarsi al mio tropico, dell’analemma del sole in questa fase dell’anno.
Il mio inverno quest’anno è iniziato prima dell’inizio dell’anno ed è stato rigido e duro fino alla fine di marzo. Mancanze, freddo, bassa pressione, rigidità e curiose difficoltà si sono sommate le une sopra le altre come mai prima d’ora. Anche il mio compleanno, giorno di pausa celebrativo del lustro della mia esistenza, ha diviso solo parzialmente il cammino tra i rovi che mi si poneva davanti. E sono stati tre mesi molto duri, in cui ogni giorno la proiezione di ciò che avevo davanti annegava la difficoltà del momento già molto pesante. E per la legge dello specchio dell’universo, la mia realtà restituiva ciò che dentro proiettavo, ancora una volta, vicino tanto così dal comprenderne le origini, i simboli e i significati. C’è però un destino ed un karma che complicano tutto ciò che mi è dato trasformare, nel dubbio dell’impotenza, astrusa scusante emotiva di una confusione ed un’ingiustizia che mi rendevano così fragile e rigido al contempo nell’apparente incapacità di porre rimedio al problema sottomano, cosciente di tutto ciò che si stava accumulando in pila o in coda.
Nel frattempo che osservo le cose mettersi leggermente meglio, anche se nel complesso peggiorate dal confronto quinquennale, osservo anche come sia comunque solo un’osservazione legata al materiale. Perché nei cinque anni passati sono nuovamente cresciuto, evoluto, maturato. C’è un potere in me non ancora utilizzabile in ambito economico che si è consolidato tanto quanto una certa consapevolezza. Proseguo comunque nella ricerca di una chiave di volta che possa aiutare prima di tutto me e di conseguenza anche quelli che amo. poi mi accorgo dello schema e della sua potenza, quando rappresentato conto terzi, o analizzando ciò che sono, in relazione a ciò che faccio, analizzato dall’esterno. E quanto questo mi influenzi, quanto influenzi il mio scopo, il mio ruolo, il mio piano. E’ poi proprio vero e sempre maggiormente evidente che ogni volta che cerco di accontentare qualcuno prima di me la cosa mi si ritorca contro. Non ci riuscirò mai, anche perché non posso essere in grado di accontentare nessuno. Sono molto più bravo a deluderlo. Semplicemente per il fatto che non sono come la loro proiezione mi configura, il loro sentire decida cosa è meglio per me, e più bella di tutte, come dimostro con un’energia materiale ciò che di materiale ha molto poco. E mentre questo sole si avvicina ancora di più al mio tropico, devo anche specchiarmi in una netiquette da ufficio, tfr, ferie e vacanze, rispetto alla mia legata allo schema evolutivo in cui inceppo e sprofondo, risalendone in miglior condizione. E mi viene in mente quel film, in cui il compagno di Frida sentenzia quella grandissima verità, per cui “i ricchi non hanno buon gusto, loro pagano perché qualcuno ce l’abbia per loro”. E fanno bene direi, come fanno bene tutti coloro che demandano i loro problemi a qualche tipo di aiuto esterno od opzione collaborativa, per me sempre l’ultima spiaggia, curioso contrario della tipicità di riuscire a fare tutto da solo invertito al timore di non essere in grado di farcela. Curioso mondo che ho creato in cui più sono bravo più devo fare il windsurf sull’onda interminabile della difficoltà, della mancanza, una visione univoca ed errata che non osserva invece il bello di tutto ciò che ho, e non permetterò mai più a nessuno di indicarmi una visione del genere, per evitare di sentirmi ancora come oggi.




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