La matrice della realtà. Quella che è dentro di noi, e che si manifesta a sua immagine speculare e produttiva. Quella che produce ciò che si vede e si vive, è già dentro di noi. Un po’ come come un passo che ascoltavo qualche giorno fa, il self mastering odierno propone di cambiare la propria vita con la capacità di cambiamento interiore, quando invece sembra che l’esterno sia già dentro di noi, ed il suo cambiamento, proposto, avvenga in assonanza con il nostro. Infinita e sottilissima differenza. Non tanto spaziale, quando dimensionale. La coscienza collettiva odierna, istruita e indirizzata, rispecchia per ordine di grandezza ciò che la società esprime e mostra. Inutile meravigliarsi, sebbene in minoranza, a bordo del carro dei perdenti, di ciò che idiosincraticamente avviene oggi, della sua diffusione, e di come viene portato avanti, come in un film di fantascienza, o peggio, come svegliati in un altro mondo, in un brutto sogno, che non avrà fine. E ciò che sta succedendo in questo mondo non ha per alcuni un senso, per altri è coerente. Mi ritrovo in entrambe le opinioni. E’ il fanatismo che mi infastidisce. Quello che smuove le voci per un gol o per una guerra lontana, osservata da un solo angolo, da un solo profilo. Capita anche a me di osservare la mia integrità, sacrosanta se paragonata agli errori passati, ed al duro intervenirne oggi, a discapito di situazioni che irrimediabili oggi potevano essere evitate con il senno di ieri. Eppure è così. E rilevo il mio ed il comune errore, così come l’opinione, influenzati entrambi da qualcosa che credevo attendibili, finché non testati personalmente. Eppure anche in questo caso l’esperienza capovolge a volte la sorte e l’idea. E nessuno di noi è completamente immune da un errore giovanile. Quindi apprezzo e comprendo come l’opinione pubblica, lontana dall’esperienza personale, per innumerevoli motivi, possa scendere i pendii artificialmente scavati ma scoperti come naturali e inesplorati. Se penso e scopro che una cosa funzioni in un determinato modo, ma quella cosa riguarda altre cento persone convinte del suo funzionamento accuratamente spiegato dal medium principale, difficilmente quella cosa si mostrerà come ho appreso io. E questo avviene per la politica, la geografia, l’identità, la coerenza. La mia coerenza può arrivare entro il mio recinto, le mie credenze possono esercitare la forza della mia area, e non appena la mia area interseca quella di molte altre persone, non avrò scampo sul contrasto di quella realizzazione.
Qualcuno ne avrà a ridire, eppure, per il tempo e l’attualità che contiene queste affermazioni, alcuni poteri vogliono che una nazione specifica sia quello che potrebbe sembrare rispetto all’altro povero stato in guerra anch’esso, che due adiacenti Stati mediorientali in guerra tra loro da decenni giochino una partita con regole universali, che la principale agenzia spaziale sia davvero un’agenzia spaziale, che l’Antartide sia un continente vietato per la salvaguardia dei pinguini, che le Organizzazioni sovranazionali internazionali possano davvero essere un’organizzazione a salvaguardia dei pacifici patti, che alcuni attuali “files” siano fuoriusciti casualmente proprio ora e nella loro selezione, che un politico in particolare avesse tutto d’un tratto cambiato o manifestato i propri gusti sessuali, e potrei continuare molto a lungo, lo spazio web me lo consentirebbe, ma i robot di intelligence mi avranno già trovato e proseguiranno nel loro lavoro di discredito di un’opinione differente e di una voce pericolosamente fuori dal concordato coro.
Ma al di là di tutto questo vi è una semplice considerazione, che mi interroga sulla voglia e la forza vitale che mi manca a volte per andare avanti. Ed è a sua volta una condizione, quella per cui hai ciò che non vuoi perché lo rifiuti, lo intuisci, cerchi di evitarlo, ma ti prende in pieno. Infatti in questo momento attraverso un periodo in cui mi comprometto, e la cosa si svolge da circa un mese, e proseguirà per almeno altri due. E sono stanco, sfinito, non so come altro correggerlo, al di fuori dello smettere per sempre. E sempre in concomitanza, attesto il periodo come formativo, costruttivo, basato su una rottura e una mancanza che mi sta togliendo il fiato. E tutti intorno a me stanno male, come se fosse un febbre o un malanno di recupero, che a loro auguro più di ogni cosa. Perché quella coscienza collettiva sta edulcorando e costringendo una realtà a mostrarsi diversa da quella che sarebbe, mostrandosi affine alla reale e speculare condizione interiore. Ciò che appare è speculare a ciò che già, e ribadisco già, dentro abbiamo. E non posso aspettarmi di meglio. Così come essere il “sacco delle botte” di ognuno intorno a me. Eppure mi ci sono vestito io da tale. Così come essere “presente” nel rendermi conto di farlo conto terzi. E conto terzi dovrei imparare. Questa una regola ferrea, e intoccabile. Ciò che ho dentro si interseca con la coscienza collettiva di tutto ciò che è diverso da me, diverso ma istruttivo, lontano ma corrispondente, a quello che ero, sarei stato, o potevo essere. E l’essere diverso non è né un colpa né un pregio, solo casualità, solo un dato nell’equazione di ciò che devo risolvere. Ma non lo risolverò ne lo capirò mai finche sarà così stupido. Abbastanza stupido da non capire ciò che ho intorno, le anime intorno a me e le loro fragilità, il loro modo di difendersi da un attacco che non sto effettuando, eppure così accade. Così accade da sempre e per sempre. E nel frattempo andrò a gambe all’aria, per un progetto per la comunità, che di comunitario non aveva più nulla, che per il prossimo non ha più niente, che possa essere universalmente utilizzabile a ragione, che possa risolvere ciò che intrinseco, rimane irrisolto, e sconosciuto. E cosa posso ri-conoscere o dis-conoscere io? Cosa mi rimane in questi tre mesi? Perché non riesco a risolvere ciò che sembro aver capito? Cosa rimane nel mio irrisolto che non ho compreso?







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