A proposito di quel demone che è solito impossessarsi di noi, della nostra rabbia, della nostra perdita di potere, quella terra sotto ai piedi che tanto vorremmo lasciare elevandoci e che tanto spaventa nel momento in cui proviamo a camminare senza percepirla. Quel principe, che governa. Principio, principale, principato. Quindi come una rima alternata riprendo la prassi di ogni varco lasciato aperto al principato demoniaco. Quel demone della rabbia sempre in agguato, con tripli e quadrupli turni per non perdersi nemmeno un istante del nostro sconforto, della nostra disarmonia e dimenticanza di noi. Quella materia che diventa così importante da non poter vivere senza quella meta, quello schema, quel raggiungimento. Quel flusso economico ed il suo contraccolpo, così importante da diventare un oggetto specifico a cui aggrapparsi, in pieno manipura sull’avere o il non avere. La paura, ancora più evidente miccia di questo malessere, e i tempi, i modi e i luoghi, che meccanicamente programmati, scivolano in altrettanti stili, prassi e orari, scombinando lo schema della zona comfort preimpostata. Ma da chi? E perché?
E sotto quale univoco punto di vista? E questa è la vera provocazione. Quella cosa si fa così, in quella durata, in quella modalità…, ognuna di queste regole è dettata da qualcosa di materiale e artefatto. Nella deprogrammazione che impegna la migliore parte, quella più saggia, della nostra vita, questa dinamica consente di analizzare il fato delle nostre scelte come identitarie anziché comuni a gruppi di esperienza simile. Anche l’ispirarsi, è un ottimo metodo di aspirazione, ma non sempre questa ispirazione è concernente la vera identità o il significato profondo di ciò che si ha a disposizione in quel momento. Se ho un braccio solo posso solo sbrigarmi ad utilizzarlo al meglio anziché piangere la mancanza del secondo. Così come il sistema astronomico binario concerne accoppiamenti a due a due, in presenza di due soli si attesta che vi siano “coppie” di quattro. E non parlo di sessualità e unione carnale. Parlo proprio di una concezione data per scontata. Scontata e impossibile da immaginare perché priva di una immagine precedente e assodata. È questo vale per tante cose, che possono esistere perché già viste o istruite, così per tante altre che sembrano “non esistere”.

Eppure può capitare di avere una sensazione, un’emozione, o percepire un’energia che si “riconosca”, ma non si abbia la minima capacità di descriverla. Difatti per descrivere una cosa si utilizzano termini e figure che fanno capo a qualcosa di conosciuto o di già vissuto. Quindi dove ci si deve spostare per vedere questa cosa e trovare la capacità di esprimerla, dopo averla percepita? Spesso e volentieri avviene gratuitamente e senza grandi studi o sforzi, in un mondo molto vicino al nostro, quanto inaccessibile volontariamente. Nel mondo dei sogni abbiamo la capacità di spostarci in esistenze parallele percependole come assolutamente normali. E su questo non credo di dover giustificare il mio scrivere. In quel mondo siamo anche capaci di de-programmare e riprogrammare ciò che in senso assolutamente vano non abbiamo la capacità di trasformare direttamente. C’è chi utilizza quel canale per ricevere da altri mondi e da altri luoghi dei messaggi che la propria anima e le energie correlate, si prendono la briga di urlare talmente forte che sia difficile non percepire quell’avvertimento. Ricordo quel sogno in cui sputavo quasi tutti i denti, e i due probabili medici giovani di fronte a me, un maschio e una femmina, avevano due distinte reazioni, una eccessivamente drammatica e l’altro sdrammatizzante. Al risveglio entrambe quelle reazioni erano per me terrorizzanti per il simbolico segno onirico, e per la parte decisionale e sensibile che ne avevano fatto le spese. Ma sono ancora qui, e a cinquanta anni nonostante le mie innumerevoli esperienze e cazzate commesse, non cambierei una virgola di ciò che ho creato, cocreato, e attraversato, che sia direttamente o indirettamente attribuibile.
Inoltre la vita si ripete e ripropone nelle sue prove, diametralmente contrarie spesso, nei nostri cavalli di battaglia e nella nostra cryptonite. Rivivere sempre la stessa problematica anche con personaggi e dinamiche differenti può causare in questa fase una certa insoddisfazione. Eppure quando una cosa bella accade, superata la paura di perderla, la concentrazione sulla nostra capacità di essere evoluti e pronti a riceverla, deve scontrarsi e battersi con i demoni di cui sopra, quelli che ci vogliono tenere al guinzaglio delle nostre antiche e schematiche idee. Eppure quando ami improvvisamente, se ami davvero, le idee arrivano dopo, gli schemi rincorrono quelle emozioni, provano a definirli come “normali” o meno, ma ormai il dado è tratto e l’opportunità è già sul tavolo da gioco. Puntare e giocare fa parte della spinta di rischio che la nostra identità ci suggerisce. Al diavolo il demone del dubbio, o l’angelo, che dir si voglia. Al diavolo Dio e la sua identità religiosamente punitiva che abbiamo appreso. “A sua immagine e somiglianza”, è un adagio biblico perfetto e universalmente veritiero, per chi ha cuore per sentire… Ma soprattutto, quando è proprio l’amore che apre il varco di quella strada bisogna essere grati alla vita. Se la cosa accade in modalità diverse, il dono è il medesimo, è lo sguardo che va indirizzato. D’altronde ogni volta che si lascia andare in modo corretto qualcosa a cui ci si teneva aggrappati, non può che arrivarne un’altra, migliore per intensità, per emozione, ma anche per la portata della relativa problematica, emblema della nostra qualità acquisita.

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