Questo articolo era rimasto nelle bozze dal 30 marzo, quindi è maturato in botte la bellezza di 18 giorni…
Cogliere l’opportunità per accogliere. Accogliere la posizione legata alla probabilistica insegna, che come noto istruisce, non intuisce, non collega e non spaventa. Non apprende e non comprende, se di ritorno non fluisce, porta a casa ogni diattriba, ogni compenso, ogni capacità, qualsivoglia tipologia di onere riconosciuto.
Quale può essere il tratto poetico che contraddistingue la diattriba di una tipica e sporadica dinamica? Come esprimere ciò che a parole povere va indicato in termini abbienti? Quello che è successo nel mentre recita il copione della parte anziché il suo contrario. La parte del copione è restrittivamente asettica e relativa alle capacità, che sono diverse dalle opportunità. E a proposito di ruolo, parte e copione, siamo coscienti delle differenze e dei propositi, come ganci nel cielo, appigli per quel firmamento che delude le aspettative, di chi aspetta il treno senza cercarlo. E quella folle ironia di chi sottende alla verità realizzata per coerente, seppur costruita, appare così come instabile, malata, e astratta. Non è forse il ritratto della mia realtà? Chi sono io quindi per conoscere un destino conto terzi, che non rispecchi il mio… Per quale oscura necessità coinvolgo il mio scenario ad artefice di ciò che inconsciamente richiamo? Ma tralasciando tutti questi “perché” rivolgo lo sguardo verso il vero input di difficoltà crescente e in continua evoluzione soggettiva. Come utilizzare ciò che si ha a disposizione? Come fare a vedere che la malattia o la sciagura di cui si dispone sia scelta e mezzo del nostro evolvere? Storia vecchia, frasi già scritte, dette, argomento trito e ritrito. Mi annoio da solo. Sicuramente il dubbio assale anche la capacità di continuare a scrivere qui sopra. Eppure quelle ferite, quegli schemi e quei piloti automatici che ci guidano nelle reazioni ed anche nelle soluzioni, sono parte stessa del problema, quello che lo spirito ci invita ad osservare.
E ritornando alla parafrasi iniziale, cogliere per accogliere, prendere per comprendere, anelito del ritmo della fattispecie per cui, nobile ed ignobile, con ferma conferma, di quel “fluire senza influire”, quel rigoroso tratto così astratto, propone un privato pubblico, un volgo a cui mi rivolgo, la pena meno penale e di forma appresa appena, rigoroso tratto di un rigido contratto, del campo semiotico di ogni pensiero. Attraversando il campo del tempo e del luogo, siamo nuovamente qui a comprendere che ciò che vediamo esistere da un lato della nostra visione, deve essere necessariamente appreso anche da altre angolazioni. Ciò che simboleggia qualcosa per me, esprime l’inverso altrove.
La concomitanza di eventi stavolta è come lo strike di un bowling. Ho capito, ho capito ora alcune cose, consolidandole anche se dapprima erano comprese anche se distaccate. E questa comprensione equivale ad un nuovo momento di crisi che si somma ad una situazione al limite. Un po’ come esprimere la tolleranza del “limite al peggio”, inevitabilmente intangibile. Impossibile da esprimere in concetti acerbi e non esperienziali. Quella esperienza rende maturi ma segna nel tempo e nel solco del dolore e della sofferenza.

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