Alla faccia di tutti quelli che nella vita precedente erano Napoleone o Tutankamon, belli convinti poi, sai che traffico di anime in quei poveri leader? Mi viene da ridere, e ancor più per il mio giudizio su tanta disinibizione, che contempla i vari Cagliostro, Nostradamus e chi più ne ha più ne metta. Da bambino assecondavano la desinenza culturale del mio nome con il più celebre Casanova, di cui a volte mi sono sentito in parte per alcune scorribande oserei dire “marinaresche”. Ma anche Leopardi e Puccini sarebbero stati un bell’andare… Eppure in barba alla celebre poesia della tristezza mi ci sono sempre tuffato nel morbido, e in quella zona delle marche mi sento ogni volta stranamente in un riparo quasi casalingo o riconosciuto. La conseguenza della corrispondenza con il nome è forse ancor di più coincidenza per ciò che mi solletica in questo pomeriggio, e non in questo giorno soltanto, per cui le vite che incarniamo siano tante. E la loro co-incidenza non faccia rima con sussequenza. Ci sono ricordi reconditi e nascosti che la memoria cellulare riesprime con un profumo che riporta ad un ricordo che non si riesce ad acchiappare. In aromaterapia lo faccio spesso, specialmente con le resine, incensi antichi che non possono avere nella loro fissazione mnemonica un ricordo infantile come può avvenire per una fragranza che corrisponde ad un evento passato. Quelle materie prime così antiche non appartengono ne a piante tantomeno a detersivi o prodotti che provengano dalla comune esperienza. Quegli odori ti riportano a qualcosa di antico, sepolto e rianimato che corrisponde ad un’esperienza che va oltre il confine di questa vita. Poi ci sono le esperienze ripetitive, che hanno nel karma un luogo ed un tempo per cui ancora oggi ci si ritrova ad affrontare con la modalità esatta quella ricchezza, quella mancanza, quel dolore, quel tipo di gioia, quel potere, quell’impotenza, quelle ferite e quelle esperienze così particolari o ripetitive. Altra cosa sono i sogni e le sincronie a loro legate, per chi vuole cogliere quel tipo di messaggio, a volte così confuso, altre così inequivocabile, ma differente dal predittivo, dallo scarico, o dal premonitivo. Una volta imparato a decodificare questi segni, allora alcune domande trovano la risposta, sebbene abbandonate a loro stesse da tempo proprio per la precedente mancanza misterica di ogni tipo di risultato ottenuto nella loro vana rincorsa. E c’è sempre un collegamento tra la vita ed il sogno, per cui occasionalmente quel deja-vu richiama il sogno notturno ormai apparentemente dimenticato. Sognare un luogo che non si conosce, coscientemente dentro alla fase onirica, con la consapevolezza di averlo già vissuto o di ritenerlo un luogo conosciuto. Ritrovarsi in condizioni, ruoli, sessi e luoghi differenti, con la compartecipazione di persone che possano far parte di quel tuo gruppo, sia sconosciute al mondo di qua, sia riciclate da qui ma con altra parte in causa.
Per quanto mi riguarda, e sono sicuro che la per nulla folta schiera di lettori non inveirà di fronte a ciò che sto per esprimere, in questa incarnazione una serie di poteri e capacità di cui avrei (e non sottolineo il tempo verbale volutamente lasciato neutro) beneficiato, mi sono state inibite proprio per impararne il migliore utilizzo nella mancanza. Ripeto e rettifico, mi sono state inibite ma messe bene in mostra, ben circondato da attori e sincronie che raccontano esaurientemente di quel film. Forse in passato non mi è capitato con la frequenza odierna, quasi uno schiaffo continuo ad accorgersene. La linea temporale a cui siamo erroneamente soliti fare riferimento, ripone nella nostra insoddisfazione la stessa interdizione del completare un grande puzzle con gli ultimi tre pezzi e scoprire che non ci possono stare negli spazi rimasti. Sicuramente in questo specifico “momento di coscienza presente” si tirano le somme di questa odiernità.
In ogni caso le esistenze credo siano parallele e subordinate, contemporanee, o meglio intrecciate e multiple, anche perché la contemporaneità riporterebbe alla linea temporale che siamo soliti considerare, e che rilevo sempre di più un deterrente al risveglio del “perché siamo” e del cosa dobbiamo fare” qui. Da qualche parte avevo letto di questo profeta o forse un adepto che doveva portare in sacrificio questo agnello, e per la negativa prerogativa che ne seguiva, nella vita seguente sarebbe rinato proprio in quell’agnello per rivivere il sacrificio da egli stesso compiuto. Io credo che in questa sconclusionata e smemorata descrizione ci sia una verità profonda che mi piace osservare. Anche perché nell’essere “uno”, frammento infinitesimale di questo grande specchio divino, esattamente come tutto e tutti a noi vicino, la visione analizzata ci avvicina più precisamente al concetto. Se stanotte compio delle specifiche azioni nel ricordo del mio sogno, quella dinamica si sta svolgendo dietro al muro del mio vissuto e della mia visione limitata, nel “morire dormendo” affronto soltanto la mia capacità in quel momento libera di spostarsi in un altro svolgimento del mio corso. Al contempo credo di poter esprimere la mia redenzione nella consapevolezza che tutto ciò che è vivo e che può dipendere da me, è esattamente me, in un altro stato di coscienza, proprio come la mosca o la zanzara che inseguo per uccidere, così come il mio stesso cane che maltratto o punisco. La molteplicità di quelle esperienze nella mancanza di “coscienza di spostamento” può servire ad essere meno materiali e più spirituali, proprio per la fortuna che il ruolo odierno ha ricamato nella sua sgargiante e impeccabile divisa.
E appunto di-visa, ma come divisione stavolta, è la nostra “doppia visione”, una capacità che dovremmo essere capaci di utilizzare al meglio, come se fossimo sempre coscienti di essere sia il soggetto attivo che il passivo di ogni dinamica affrontata o semplicemente osservata, a volte intervenendo o meno, come per virgiliana indicazione. Ho voluto esprimere il mio concetto di incarnazioni a livello di intreccio e di parallelo, senza specificare la hall of fame dei vari personaggi famosi o meno che sono anche stato, sarei o sarò, in un susseguirsi senza un tempo specificato da A a B, e non mi sono soffermato sui nodi del karma o lo scopo evolutivo, risparmiando noiosi e tragici esempi, che non avrebbero reso al meglio il ragionamento a cui mi volevo affidare, come la fiaba che preferisco fra le tante gradite e conosciute.







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