Il paradossale vital dolce soffrire
lascia spazio all’incalzante progredire.
Là dove quei rapaci volano liberi
per cui la vista procaccia i viveri,
vi stanno di notte pensieri esuli
che mostrano forze e difficoltà esili.
Per quanto si possa ancora accantonare
la vita riserva il compito di ancorare,
ciò che aleggia nella superficie errata,
del pensiero errante di virtù amata,
che nel vero non trova la via sperata.
Conseguente amabile e dolce contributo,
la specialtà umana che distingue un cornuto,
per cui l’umiltà della sua accoglienza al fato
predispone e propone dolore misto al cuore grato.
Senza aggiungere ne sottraendo omettere,
portiamo in dono di esperienza il vetere,
che a sorpresa riappare per strappare il ridere,
di ciò che si era e ciò che si continua ad essere.
Per cui ancora rispondiamo picche a bastoni,
sulla mano mista che del gioco rende coglioni,
per l’idea di vincere qualcosa che nessuno ha visto mai,
e proprio per il suo mistero porta in dubbio gioia e guai,
nella speranza di dare un senso allo scopo odierno,
come termine infallibile e univoco del nostro inverno.








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