A volte succedono delle cose che ti destabilizzano. Lutti, avvenimenti, cambiamenti. Veri e propri strappi. Spesso come dice il proverbio, non arrivano mai soli. Ti lasciano un buco nello stomaco. In linea generale si sente la mancanza. Tipico di qualcosa o qualcuno che non c’è piu. Si perde qualcosa e si rimane soli. Diventiamo senza rendercene conto “effetto” di qualcosa di esterno che ci condiziona. Ed il bello è che lo si vede soltanto quando ormai il danno è fatto.

Questo anno bisesto regala da ogni angolazione diverse prove. Le voglio chiamare prove, e non in altro modo, anche perché la goccia ormai ha allagato il pavimento, oltre al vaso.

Considerarle prove è forse la chiave. Non ne rimane altra. Anche perché altrimenti lo stimolo ed il sentimento generato non è dei migliori. Ed anche in quel caso si manifesterebbero i danni con evidente ed eloquente ritardo. I danni sarebbero proprio quelli relativi al rendersi conto che si è agito lontani dalla propria coerenza. Ma dove sta la propria coerenza di fronte a ciò che stiamo vivendo? E se a ciò si accumulano altre disgrazie o difficoltà, proprio in quel momento di evidente debolezza, come fare per risollevarsi?

Ancora una volta vale l’esempio, quello della la mano piena di calli e cicatrici, malmessa, che però va girata per osservarne la parte bella, quella in salute, per considerarne l’altra faccia della stessa. Per quanto sia, si tratta sempre della stessa mano.

Ringraziare per ciò che ci succede. Accettare che tutto ciò che ci succede, perché tutto avviene perfettamente per un motivo. Che non ci sono cause esterne ma soltanto interiori. Prove che la nostra anima sceglie di vivere. Direttamente proporzionali alle nostre possibilità. Considerare che tutto ciò che abbiamo intorno è una proiezione di ciò che abbiamo dento. Anche se fossimo in prigione, piuttosto che in una reggia. Anzi. Spesso i “castelli” nascondono infelicità.
Essere grati. E non stare con le mani in mano.
Ridimensionarsi e vedersi anche da altre prospettive. A volte utili per rendersi conto di come siamo, e vedere se quel ”pilota automatico” ci rappresenta. Secondo coscienza, non come status o apparenza.

Ringraziare per essere innanzitutto fortunati. Fortunati davvero. Fortunati nonostante tutto. Riconoscerlo. Riconoscere di avere un’opportunità. Riconoscere di avere qualcosa dentro che è una guida, che ci parla, a volte sembra talmente lontano che diventa difficile interpretare cosa ci suggerisce. C’è chi la chiama o pensa che sia coscienza, chi maestri interiori, angeli, demoni, divinità… dipende tutto da come stiamo.
Il Grande Viaggio che ci siamo concessi di compiere va rispettato, non rifiutato. Accolto e non subìto o contrastato. Ma di certo, e nessuno lo nega, è una gran fatica.

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