Sì, proprio così. Alla sera precedente la cena aziendale era andata fin troppo bene. Divertimento e vino, poi però come diceva mia mamma, la mattina è vicina. Per non parlare di quella maledetta liquirizia liquida che dovrebbe essere bandita dai digestivi…
Quindi l’indomani ero più di là che di qua, un po’ intontito, stanco e mezzo scombussolato. Aspettavo la sera per una doccia rigenerante con olio essenziale di rosmarino. La gratitudine dell’acqua calda, e la possibilità di ripresa.

In ogni caso nel pomeriggio entra una ragazza in negozio, di quelle carine, ma con gli occhi iniettati di sangue. Chiede qualcosa che non c’è e poi temporeggia qua e là, come in attesa di qualcosa, con la mascherina sotto gli occhi, che indossava già sul motorino quando è arrivata, così come per andarsene.
Fino al punto in cui mi aspetta per chiedermi se “qui le mascherine sono un optional”, e del suo “fortissimo dispiacere sulla nostra mancanza di responsabilità sociale, visti i milioni di morti”…

Calmo al punto di stupirmi, le ho risposto sorridendo che dispiace fortemente anche a me. Ed ero sincero, perché mi dispiaceva fortemente per lei. Ma lei se l’era già data a gambe. Probabilmente si aspettava tutt’altra risposta. Chissà.

Il problema è l’ignoranza a volte, spesse volte. In questo caso deriva solo parzialmente dalla distanza mentale, che è l’unico appiglio affinché le fazioni riescono ad imperversare sul divide et impera umano. Non sarebbe nemmeno un problema la mancanza di conoscenza o interesse verso i reali dati (milioni di morti…).
D’altronde a questi attivisti volontari “portavoce di quartiere” li si guarda come ad un figlio che straparla, solo per il fatto di imitare qualcuno o il network, in quanto fonte di verità.

Il vero ed unico problema è il dispiacere che è rimasto a me per qualche ora. Per il camion di merda che questa non vedeva l’ora di scaricare addosso al prossimo suo. Rimarrà avvelenata in quanto ignorante, rabbiosa e identificata, perché già lo era prima, e questo acceleratore di manifestazione umana, simile ad una corretta interpretazione delle varie meditazioni sull’abbondanza, non fa che enfatizzare e sottolineare, smascherando ciò che è dietro nonostante il volto coperto.

Mai come ora so che devo restare più possibile sul pezzo, presente, consapevole, nell’equilibrio della saggezza già descritta, perché il dolore sulla compassione umana in questo caso mi ha lacerato. Dovevo e potevo rimanerne trasparente, o forse mi serviva fortemente il ribadire la diversità. E la diversità in questo caso non può corrispondere alla ragione.

E ringrazio la ragazza, maestra di questa dinamica nel mostrarmi quanto il tempo non aspetti.

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