Il limite. 50
Il numero 50 rappresenta la conclusione di un ciclo (sette volte sette, più uno), il ritorno all’unità, il perdono delle colpe e l’inizio di una nuova era di libertà spirituale e elevazione dell’anima. Nella cabala rappresenta principalmente il pane (‘o ppane), simbolo di nutrimento fondamentale, sostentamento e, talvolta, di lavoro faticoso. . È legato alla necessità e alla quotidianità della vita.
Il numero 50 nel contesto angelico è un potente messaggio di cambiamento positivo, libertà e allineamento spirituale. Indica che i cambiamenti in atto sono guidati dagli angeli per allinearti al tuo scopo di vita superiore. Il 5 rappresenta l’evoluzione e l’intelligenza, mentre lo 0 amplifica l’energia divina, suggerendo una trasformazione completa e un nuovo inizio. Inoltre il numero 50 invita ad avere fiducia nel processo di cambiamento, sapendo di essere guidato verso una versione migliore di te stesso e una maggiore libertà personale.

In sostanza dopo tutte queste “citazioni”, farina di altro sacco, tocca a me considerare ciò che compio, ciò che attraverso, ciò che succede, quello che da una decade come quella dei 40 accade verso quella più matura, quella dei 50, ricca di dolori e acciacchi, un giro di boa che rappresenta il corridoio verso la fine della vita comoda e atletica, quella in cui ti rendi conto che altri dopo di te dovranno prenderne le redini, e questa è forse la cosa più devastante.  Mollare. Questo verbo annienta ogni tipo di autosufficienza. Eppure sono ancora qui a guardare le molle arrotolarsi. Sono ancora qui a sorvegliare il mio giardino. E forse ancora ne ho uno. Mollare e delegare, automatizzare e cominciare a godersi la vita. Come se, per alcuni, ciò non apparisse già. Ma è giusto anche così, è bene che lo sia, che appaia tale.
Continuo a vedere il mondo intorno a me come prima, con la consapevolezza di averne sempre meno in mano, per la chimera di una “possibile possibilità” e acerba quanto infantile e innocente convinzione di poter cambiare il mondo. Casomai la remora più pesante avvolge il pensiero e il desiderio di aver potuto cambiare il “mio” mondo, cosa che per aspettative, schemi e cambi di paradigma, non potrò mai affermare con nessuna certezza di aver rincorso, ottenuto, o mancato. La grave asimmetria che mi accompagna riguarda la mia condizione per cui osservo il mio mondo con carenze, mancanze, dolori e difficoltà, ornato però dalla sensazione fortemente convinta, di essere più fortunato di tutti quelli che ho intorno.
E se penso ai “loop” o ai “trigger” che devo scoprire nei miei “funzionamenti”, ricavo un tesoretto di possibilità nel guardare direttamente avanti, sia chiaro, solo per alcune cose, ma di certo fortemente facilitato dal perdere ciò che amavo di più ed arrangiarmi con quello che mi rimane. E poi scoprire di poter amare ancora tanto ciò che mi si propone, anche nella cattiva sorte. Ma questa sorte, è cattiva davvero, oppure è solo un vestito che gli diamo per auto-commiserarsi? So bene che la risposta pende fortemente a destra.

E ancora rifletto sul mio scopo, se affannarmi a decodificare tutto ciò che avviene per la mia proiezione, che sia a livello terra-terra, terra-cielo, cielo-cielo, cielo-spirito. E’ inevitabilmente chiaro come si spazi in assonanza da un’altezza all’altra, ma quando vai sulla ruota panoramica per la prima volta, e vedi tutto dall’alto, quell’immagine ti rimane impressa come reale, anziché osservata in fotografia o descritta.
Compiere 50 anni e non sapere ancora quale sia lo scopo o il reale motivo della propria esistenza. E’ sicuramente una bella aggravante. Riflettevo proprio negli ultimi due giorni sugli ideali, sui valori, sui talenti. Alcuni di questi sono indotti o anche apposti per convenienza o per “male minore”. Così come quel “buon viso”, insegna lezioni di sopravvivenza evolutiva nel percorso sui carboni ardenti del cattivo gioco. E ancora ci troviamo sui detti tipici, antropologici e ristrettamente culturali, del terra-terra, con una piccola scala che mostra il piano superiore, precedentemente ignorabile e invisibile. E quel “piano”, aveva quelle caratteristiche perché necessarie, e coerenti nella sua continuità, ancora oggi, proprio per la capacità di visione offuscata nel momento. E mi chiedo quanto ancora non sia in grado di vedere, e quanto ciò corrisponda alla mia inesperienza, e soprattutto, vista l’età e l’esperienza, le capacità e ciò che ho costruito per percorrere nuove strade, quanto ho sbagliato a riguardo. Ancora rilevo giudizio e schema che affliggono un ulteriore schema legato all’apprensione ed all’aspettativa. Dicono che io sia capace di esercitare a favore la simpatia, per sviluppare, condividendo l’estendere la capacità di guardare oltre, aiutando come mi sia possibile deviando o spostando l’attenzione proficuamente su ciò che l’altro può cogliere a favore del suo cambiamento evolutivo, o semplicemente per spostarlo da uno schema ricorsivo e diffidente, meccanico e conservatore, figlio del più grande schema della paura di mostrarsi o dell’umiltà di mettersi anche minimamente in discussione. In realtà manipolo, cosa di cui sono sempre stato capace, quasi una ROM caricata sulla mia scheda madre, quel corpo che conteneva sin da subito questa capacità fortemente duale di influenzare il prossimo. Anche questa una bella colpa, un curioso onere, un impossibile onore, una pistola a salve che non può mai sparare ma deve fare la sua figura solo sfoderata. Un trucco insomma. Quindi è vero quando mi chiamano “guru del cazzo”, impostore o manipolatore, da quel punto di vista è realmente così. E dal mio punto di vista, davvero non lo so.
Non è una gran giornata, non è un gran periodo, nonostante la mia conoscenza e le capacità, sono abbastanza a terra e patisco la terrena difficoltà. C’è qualcosa di terreno che mi sarebbe di sollievo, e solo per averlo considerato in quanto a livello terra-terra, non lo raggiungerò mai. Probabilmente la mia esistenza è segnata in questo modo, e ciò che ottengo al massimo è già il massimo, nonostante l’impegno e arguzia, rimango in una condizione di carenza, e devo iniziare a considerarla una costante evolutiva, anche se qualcuno intorno a me è convinto che io possa cambiarla. Chi può dirlo.
Certo è, che mi guardo intorno, e sto bene come sto. Anche se dovessi farla finita, sono stanco, a volte scontrarsi contro i muri è doloroso, poi sono anche assistito alla mia incolumità, ma non credo sia eterna. Anche in quel caso le occasioni avranno un numero predeterminato, e nessuno può sapere a che punto siamo arrivati…
Attingere ad un “livello superiore”, non sempre vuol dire aver superato completamente quello inferiore.

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