Nell’ultima settimana mi sono imbattuto in alcune “sveglie” molto curiose e particolari. Una mattina ascoltavo un video, scorrendo tra le varie cazzate che possono inondare il flusso del social network. Ero talmente colpito dalle parole che ho voluto trascrivere il contenuto audio di quello che stavo ascoltando.
Il mondo è un ologramma. Una matrice luminosa paragonabile a uno specchio. Riflette la coscienza che viene proiettata su di esso. In sostanza la fisica quantistica sta giungendo alla stessa conclusione. Cioè, questa realtà in cui viviamo potrebbe non essere affatto indipendente. Potrebbe essere modellata dagli osservatori, o dalla coscienza umana. Potresti far sì che la realtà appaia in un certo modo. Come nella fisica quantistica, l’idea del multiverso e delle linee temporali infinite viene ora esplorata. Neville Goddard ne ha parlato nel suo libro, Pensare in quarta dimensione. Cioè, ha teorizzato che la quarta dimensione, da cui viene tradotto il nostro mondo tridimensionale, contiene tutte le possibilità della tua vita che potrebbero accadere. Linee del mondo infinite. Ora nella fisica quantistica, come il dottor Joe Dispenza suggerisce, esiste un campo infinito di possibilità, contenente tutti i risultati che potresti sperimentare nella tua vita. Questo campo infinito di possibilità o campo quantistico può essere vagamente considerato tutto ciò di cui parla il libro Il Kybalion dall’insegnamento della sua maestra maiestice migliaia di anni fa, per dirla semplicemente. Se esiste un campo di infinite possibilità e contiene già tutti i possibili risultati della tua vita, cosa determina quale linea temporale stai vivendo ora? Il tempo è solo una cosa tridimensionale, è solo un concetto utile nella vita lineare che viviamo in questa realtà tridimensionale. Quindi il tempo non esiste. Quindi nella dimensione superiore tutto ciò che potresti essere è già un dato di fatto, ma tu sei qui a vivere questa vita limitata, in questa particolare linea temporale. Cosa determina per te questa particolare linea temporale dalle infinite possibilità nella quarta dimensione? E’ qui che il modello newtoniano si sta lentamente sgretolando, e ci stiamo lentamente spostando dalla separazione alla coscienza unitaria. Cioè la risposta del campo quantistico alla coscienza che interagisce con esso attraverso pensieri, sentimenti e il suo stato d’essere.
Questo campo sta materializzando per te quel risultato o quella sequenza temporale che hai accettato per te stesso attraverso il tuo stato d’essere, pensieri e sentimenti. Ciò che credi di essere lo specchio ti riflette, se non sorridi allo specchio non vedrai un viso felice. Lo specchio dipende da te per i suoi riflessi, se sorridi riflette un sorriso. Il tutto, Dio, la sorgente, il campo quantistico rispecchia il tuo mondo interiore, come il tutto la creazione destinata a sperimentare esistenze infinite, esperienze uniche senza fine. Vedete, il tutto non interferirà con la vostra libertà di scelta poiché ciò rovinerebbe il divertimento perché vuole vivere avventure uniche nella vita. Quindi in un certo senso dipende da te, la coscienza che vive una vita unica, continuare l’espansione del tutto. La tua libertà di scelta è a tua disposizione in ogni momento. Puoi proprio adesso sorridere allo specchio dell’infinito e con un certo ritardo ma invariabilmente ti sorriderà. Il ritardo esiste solo nel mondo tridimensionale poiché questa esperienza è lineare. Deve seguire una serie di eventi per portare al cambiamento nello specchio, ma deve sempre riflettere ciò che l’individuo gli sta proiettando poiché viene tradotto dalla quarta dimensione dove è già un fatto come spiega Neville.
Pertanto, se insisti nella tua convinzione di chi vuoi essere, deve obbedire. Lo specchio non ha una volontà propria. Se così fosse, non ci sarebbe un’autentica esperienza del tutto. Il tutto intende sperimentare cosa significa essere te, in questo momento. E non può avere questa esperienza se ti impone la sua volontà. Vedi, l’infinito si è limitato per vivere la vera avventura di essere te stesso. Dipende da te, in questo momento, come punto focale, scegliere la sua esperienza. Fondamentalmente, tu e il tutto siete uno. Ma qui in questo mondoc’è questo velo di amnesia su tutti noi, per simulare un’esperienza autentica. E’ come se avessi volontariamente permesso a te stesso di essere condizionato, di giocare a un gioco di realtà virtuale, di vivere l’esperienza più autentica possibile. Quindi, quando vieni colpito nel gioco, lo senti davvero.
Il giorno dopo, ulteriore coincidenza interessante, ascolto un’altra cosa, alla stessa ora circa. Probabilmente lo stesso messaggio mi sta arrivando in diverse lingue, da diverse angolazioni, sia dalla scienza che dalla religione, dal recente e dall’antico.
Secondo il Sanatana Dharma, cioè la tradizione spirituale hinduista, la realtà che vediamo è un’illusione. In verità, tutto ciò che esiste è parte di un’unica sostanza eterna e onnipresente chiamata Brahman, l’assoluto. Anche la sensazione di essere degli individui separati dal mondo e dalle altre persone è parte di questa illusione, poiché in realtà tutto è uno e non c’è divisione tra gli esseri. E’ un’illusione creata da una potenza divina chiamata Maya, cioè colei che vela, la quale nasconde la verità dietro un velo e proietta su di esso la realtà dualistica che percepiamo coi sensi. Ciò può farci pensare che Maya sia una figura malvagia e ingannatrice, ma in realtà non è così, perché anch’essa è un aspetto di Dio e ha una funzione precisa nell’equilibrio universale. Maya limita la luce infinita di Dio condensandola in forme visibili affinché l’esperienza materiale sia possibile. Simbolicamente Dio si avvolge nel velo di Maya nascondendosi ai suoi stessi occhi in un eterno gioco a nascondino con sé stesso. Secondo questa visione, l’anima di ogni essere, chiamata Atman, è identica a Brahman, ma sperimenta un’apparente separazione dall’assoluto per fare un percorso di conoscenza attraverso l’esperienza nella materia. L’esistenza è quindi vista come un gioco divino e il velo di Maya è uno strumento per rendere questo gioco più immersivo.
Le anime, sotto l’influsso di Maya, si dimenticano la loro origine divina e immortale e credono di essere individui terreni e mortali. Nel corso di molte vite il ricordo della propria natura divina lentamente riaffiora e l’anima un viaggio di ritorno verso l’origine, fino ad arrivare a sollevare il velo di Maya di fronte ai suoi sensi, realizzando che tutto ciò che aveva vissuto era una meravigliosa e divina illusione.
Nel pomeriggio stesso una condivisione mi fa riflettere su ciò che muove principalmente ogni distrazione sui due assunti proposti dal casuale non causale che avevo appena ritrovato, probabilmente quella dinamica che fa da antagonista, “sfidante”, alla nostra capacità di sintonizzarci su ciò che con estrema semplicità ci pone di fronte alla “matrice della realtà”. Ciò che ci allontana sempre di più dalla considerazione di presenza, ricordo di sé, un dono magico che può essere la risoluzione di ogni nostro problema. Ma è un esercizio dispendioso, non è possibile “diventare presenti”, ma soltanto ricordarsi sempre più spesso, dove siamo, cosa stiamo facendo, e perché. La sofferenza è un dono, ma è anche una prova, un campanello che suona, un segnale, un simbolo, una frequenza scelta, il risultato al contempo di un merito, di un credito, e delle proprie azioni o condizioni.
Localizza colui che soffre. Stai sulla tua sensazione di esserci con il fine di individuare – se esiste – questo famoso ego che soffre. I pensieri che affollano la mente cercheranno di ostacolarti, di confonderti, come qualcuno che cancella le tracce lasciate sulla neve. La macchina biologica usa i pensieri per impedirti di scendere in profondità, ma tu non innervosirti, lascia fare, ignorala, non stancarti, alla fine sarà lei a cedere.
Ciò che mi ha fatto trascrivere qui il tutto, è l’ennesima notte difficile, con sveglia alle 4, e la visione di un classico che ho riproposto diverse volte.
In un tratto del libro/film “Conversazioni con Dio”, Neal si sente rivolgere dalla voce interiore queste parole e le seguenti domande e risposte:
– La sofferenza non ha niente a che fare con gli eventi, ma con la reazione che ciascuno ha verso di essi, ciò che accade è solo ciò che accade ma come noi lo percepiamo è un’altra questione.
– Io rivoglio solo la mia vita
– Non puoi avere tutto ciò che vuoi
– Ma come, questo non ha alcun senso
– Si che ne ha, la tua richiesta è una dichiarazione che ti manca qualcosa, e il dichiararlo produce quella determinata esperienza, il senso della mancanza nella tua realtà
…
– Quindi dovrei punirti perché hai fatto una scelta alla quale ti ho messo di fronte? Questa è la domanda a cui dovrai rispondere, prima di assegnarmi il ruolo di un Dio che condanna.
Probabilmente non ho nemmeno bisogno di commentare ulteriormente, la lettura è già ampiamente lunga.


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