L’occhio di riguardo.
Ben lontano da vari tipi di altri occhi, modi di dire appartenenti a diverse culture ed estrazioni, tutti ben distanti, come lo spazio che c’è dall’occhio di pernice o di gallo, fastidioso callo dallo stadio avanzato avviso di una postura, e quindi un percorso o di un equilibrio, non coerente. Altrettanto lontano dall’occhio di falco, anche in cristalloterapia oltre che nella fauna, visione d’insieme, visione da lontano, con conseguente capacità di pianificare l’azione conoscendo una più ampia porzione della scena. Anche l’occhio di tigre, proprio a ricalcare sopra, sdoppia il significato di audacia e protezione, come la regalità rappresenta un biglietto da visita che ti astrae da molti rischi. Un altro quarzo chiamato occhio di bue, ha caratteristiche di protezione e virtù di riproduzione, simili al bovino che scaldò il bambino Gesù nella rappresentazione dataci in pasto del riveduto e corretto nuovo testamento, oltre a dare il nome ad una particolare lampada teatrale e cinamatografica..
Da ragazzino ho conosciuto in Grecia l’amuleto in pasta vitrea conosciuto anche con altri nomi, chiamato “occhio del delfino”, che associa la furbizia della specie animale alla sua rappresentazione “positiva”, utile a scacciare guai e malignità. Viene anche chiamato in rappresentazioni molto simili “occhio di Nazar” o “occhio turco”. E si prosegue con i primi che mi vengono in mente.
Occhio di vetro, protesi o sguardo fisso. Occhio di pavone – motivo circolare simile alle piume. – Occhio di/del ciclone – centro di uragano o di una situazione critica. Occhio di chioccia – occhi teneri e protettivi. Occhio di gatto – altra pietra semipreziosa con riflesso luminoso che rappresenta al contempo protezione, visione e capacità. Occhio di lupo / cane / aquila – metafore per vigilanza o ferocia. Occhio di bue al tegamino – uovo fritto con tuorlo intero. Occhio di Allah / occhio di Horus / occhio di Ra – simboli protettivi e profondamente esoterici. Occhio di fuoco – sguardo ardente o pietra che riflette la luce. Occhio di drago – in alcune tradizioni, gemma leggendaria. Occhio di rondine – motivo decorativo a triangolo allungato. Occhio di pipistrello – espressione usata per occhi piccoli o notturni. Occhio di Gatto (marittimo) – tipo di nodo o apertura circolare nelle vele. – Occhio di bue (architettonico) – piccola finestra circolare decorativa.

Ciò che ho scritto precedentemente, in diversi articoli prima di questo, contempla sempre le diversità che gli esseri umani abbiano tra loro, derivanti da educazione, estrazione, cultura, razza, preferenza, ferite, maschere, karma, e così via, nella specificità che per ognuno di questi motivi vi sia sempre l’allontanamento dalla propria coerenza. Ed in seguito a queste “differenze”, emergono le diversità per cui ciò che per me è giallo può essere verosimilmente al contempo rosso per un’altra persona. Quando in ballo ci sono i costrutti del denaro, dell’affetto, del potere o del possesso, allora queste differenze portano a piccole grandi guerre, contrasti, schermaglie, conflitti, odi, malattie… E’ così che va la storia, anche la minima porzione che possiamo riassumere nella nostra incarnazione, ma non tanto differente da una storia più lontana o antica. La forma e la concezione di quella “coerenza”, differente o simile per ognuno di noi, è il mistero che spesso si comprende appieno solo molto vicini alla fine, o alla meta, che dir si voglia. Avvicinarsi alla propria coerenza simboleggia anche la sconfitta di alcuni acciacchi o cronicità, spesso fastidiose e non meccanicamente risolvibili, che con il cambiare di noi stessi, prendono via via forme e patologie diverse. Spesso portano alla morte o ad uno o più di quei fortunati avvisi, che alcuni sono soliti chiamare “toccatina”.
Esattamente come nella vita c’è chi è molto bravo o portato per alcune cose, che esegue con maestria e facilità rispetto ad altri, consente nell’apprendimento della propria arte che vi siano difficoltà e asimmetria nel risultato da parte di chi non ha lo stesso talento. E comprende che la pazienza sia necessaria ad accompagnare chi si ha davanti verso la conoscenza o l’abilità che ha onere di condividere e proiettare.
L’occhio di riguardo verso coloro che hanno una ferita a noi sconosciuta è un saldo controllore della egoica fama di primeggiare. La maestrìa, rispetto al discepolato, risiede proprio in questo. Il problema si pone in innumerevoli dinamiche in cui non abbiamo chiaro davanti a noi che il nostro interlocutore o il nostro specchio sia carente in ciò che noi stessi abbiamo conquistato, guadagnato, oppure innatamente navighiamo con estro e sicurezza. E quando non abbiamo la presenza di renderci conto, diamo per scontato una serie di cose, di dinamiche, di comportamenti, che invece non avvengono, non possono esistere, proprio per il dolore, la difficoltà, o la carenza che noi non abbiamo in quella specificità.
Quindi quell’occhio di riguardo, è un’educata ed equilibrata “ricordella”, che ci salva dalle lotte di ego, dalle presunzioni, dai contrasti inutili, dalle offese tipiche di quando non si ha capito l’accezione effettiva di quell’azione o di quella specifica parola. Se avessi avuto quell’occhio di riguardo ricordandomi che di fronte a me ci sarebbe stato un determinato comportamento o atteggiamento difensivo oppure offensivo, avrei evitato tante lacrime e tanto pentimento. Curiosa la cosa, che non importa che mi sia corrisposto, nelle inevitabili mie pieghe dell’imperfezione e della crescita. Rimango sempre quello che si fa sparare fino ad un termine invalicabile, molto ampio, seppure selettivamente commetto sempre i miei errori. Quell’occhio di riguardo rappresenta sia un esercizio di connessione e di presenza, che una maturità che spero possa corrispondere all’età del mio cammino animico, a differenza del computo di età annuali che ben poco rappresenta. Ci sono giovani età che dispensano saggezza più di alcune matusalemme eremitiche. Quindi inutile disquisire.
Se avessi avuto un occhio di riguardo, considerando quel tema, quella dinamica, e la relazione che quella persona ne patisce, rispetto all’eventuale mia serena indifferenza o inesistenza del problema, mi sarei evitato un bel po’ di problemi, ed altrettanti contrasti e rimpianti. Anche se attesto e non contesto, constato che anche quella parte del piano, probabilmente non su tutto ciò che ho vissuto, faceva parte di una scelta già fatta. In quello che mi capita di sperimentare ci sono ferite, maschere, e debiti karmici di vario tipo che a differenza dei similari, ma differenti e innumerevoli miei, creano personaggi nelle persone vicine o occasionali con cui interagisco, che spesso non capisco, proprio per lo stesso motivo, cioè per la differenza di ferite, maschere e karma che compongono e disegnano i personaggi che “ci portano a spasso”. A volte però, proprio con le persone a cui porti e veicoli più amore, incappi e incespichi nell’errore di non capire che, chi ti sta attaccando o si sta difendendo da una tua accusa che non sei cosciente di sferrare, non sia l’amore o l’anima di quella persona, ma il personaggio che interpreta il difensore di quel buco o di quel dolore. E reagire, anche in malo modo, non porta a nessun risultato positivo, è un solido e irreversibile errore. Di quelli che poi rimpiangi. Poi quegli errori si pagano, e cari.

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