Ieri una giornata che era partita in ritardo e niente bene, da Emerald. Oggi in compenso anche peggio. Poi quel ruolo di zio travestito da padre che mi preoccupa e mi stimola al contempo. Questi due bambini innocenti e teppisti per convenienza, figli dei loro genitori, ma anche della loro solitudine e del loro autoapprendimento. Una giornata faticosa e piena di emozione, condita da Battisti e dal “suo canto libero”, mano nella mano con lei, nel viaggio verso quelle poche ore libere, poi il rientro felice per lo shopping e i regali. Ma non ci vogliamo certo mentire addosso. Il ritorno a quella realtà non scelta ed al sapore di prigione e costrizione. Ed a quel punto di nuovo solo, alla ricerca della voglia di cibo, che probabilmente non poteva avverarsi, vista la scelta sbagliata del ristorante, in cui pativo e affrontavo due demoni che mi portavano dapprima a dovermi difendere, con la falce, in seguito rinunciare e ponderare attentamente il mio operato. E difatti oggi la pago, sentendomi così scarso e basso di energia al punto di temere il peggio, in un susseguirsi di pessime notizie, casini, problemi, scocciature e preoccupazioni. Fiato corto, testa troppo pesante, formicolio alla mano, ed un agguato di stati ansiosi che attaccano a 360 gradi. Probabilmente ho caricato più peso di quanto ne potessi portare, o semplicemente, come sto osservando in questo preciso istante, ci vuole una borsa più grande.
Il tarocco egiziano che amplifica le mie caratteristiche da luna nera, e che richiedono ancora più rispetto di quello che ho imparato a metterci. Quell’enfasi speculare sulle brutte notizie, sui contrasti e i drammi che il mio vecchio ed evergreen senso di colpa e di inadeguatezza fa risaltare con molta facilità e rende la lettura propositiva ancora più difficile, già constatata in una difficoltà superiore quasi scelta proprio per la mia tecnica libertina e fuori dallo schema canonico utilizzata. Difatti la sfida che ho ricevuto dal primo demone equivale proprio alla sfida che sapevo di lanciare alle carte. Dietro ad un banale meccanismo di screditamento verso il desiderio, si cela proprio questo tema. Quanto sfido io, e quanti avvertimenti ho ascoltato davvero? Oppure rimango convinto della mia trama, inesperta e ignorante, ottusa e collusa come quella di Claudia?
E poi, quel “non fidarti di un ipocrita”, in cima alla piramide del futuro, così come fosse oggi, speculare al mio amico come fossi io quello, chi può dirlo con certezza? E non è un appellarsi all’esterno, me lo chiedo veramente. Ma rispetto al prima, concordo con me ora che ieri, per evitare ciò che è successo dovevo difendere la mia tavola, il mio spazio, la mia scelta di stare solo, anziché cimentarmi ad ogni ora, a chi dovrei dimostrare, a cosa dovrei rimediare ancora? Forse ancora tanto, come quel karma che attendo come la disgrazie e la sfortuna schematiche ma preannunciate dai denti in sogno o dal gatto nero di fronte alla mia strada. Nella riflessione di stasera c’è pochissima poesia ma altrettanta pratica. Astrazione, sì, ma con la necessita dello scarico a terra. Che non sempre sono pronto o presente a fare.
E poi gelosia, impertinenza, invadenza, insicurezza, ripicche e armi improprie o improbabili. Il pianto del coccodrillo e il reflusso da aria ingerita, per non commentare le scoregge verbali. Ma non sto forse anche parlando di me? Nascondere il palmo dopo la sassaiola, a che serve ormai? Sicuramente devo imparare a gestire la presenza quando non c’è e non mi rendo conto di quali schemi entrano in scena per difendermi o per attaccarmi. D’altronde gli altri sono me, ed al mio interno c’è tutto l’universo, se davvero un giorno me ne renderò conto e ne avrò reale coscienza. Nel tentativo di difendere chi è più debole o indifeso, attaccherò le parti di me che contengono le colpe. Come l’ingiustizia su una foglia, su un bambino, su un colpevole o su un killer, ogni giudizio compete solo a Dio, e ancora io non lo sono. Quindi incasso, prendo e porto a casa, come giustamente il padre padrone insegna, mentre la palla 8 suggerisce.
Ancora una volta mi devo scusare, perché non ho imparato a sentire e seguire, anziché calcolare e considerare. E spero di avere ancora tempo, sono impaziente di cimentarmi ancora.





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