Si stanno sommando quelle che chiamasi “una di quelle giornate”. Proprio una di quelle. Sarà perché riposo e dormo allucinandomi, sarà perché sto arrivando ad un pieno, un ennesimo pieno, un ennesimo fondo, mai letale per fortuna, quindi so che devo sganciare alcune zavorre. Al momento l’unico peso mi sembro io. E’ incredibile di quante cose sia stato capace, o meglio, chiamato a(la capacità è da verificare), nell’occuparmi in questo momento. Eppure arrivo in questa situazione di vaso colmo in attesa di provare a sostituire il contenitore con uno più grande, unica scelta in un momento in cui il liquido non può calare ma soltanto crescere, aumentare, per una volta la mia capacità di prevedere lune nere non subisce sterzate contrarie, devo solo prepararmi. Tutto d’un tratto le caratteristiche di figlio, fratello, zio, padre, genitore, protettore, risolutore, calmiere, nemico, amico, consulente, traditore, impostore, eletto, mago, omicida, Angelo, vampiro e demone, si sommano tutte insieme in questo epocale epilogo.
In settimana mi sono espresso così con una persona importante, ma non è stato gradito: “navigheremo il mare dell’amicizia osservando il viaggio e non la meta”. Probabilmente la soluzione sta proprio lì, nel navigare senza farsi trascinare dalla corrente, nel resistere, rimanendo capaci di decidere, e nel discernere dalla tendenza a non riuscire a far felici tutti, ignorando la propria propensione.
Far felici tutti e farla finita, ci metterei la firma. Sono un po’ stanco e i condizionamenti e gli schemi pesano molto in questo momento. Ho bruciato alla luna piena la paura di non farcela da solo, vista la condizione critica di mia mamma, e mi sono chiesto se patirei la persona o il ruolo in caso di divisione. Un’altra cosa che mi condanna a colpevole universale. E poi le lacrime, il ricordarsi, con la selezione che la nostra mente può caratterizzare. San Valentino, un compleanno, così come una ricorrenza di un calendario che non è nemmeno quello esatto, la mancanza e ogni tipicità di ciò a cui diamo importanza. Ma se io non dessi importanza a qualcosa, che colpa ne avrei? E a cosa darei importanza io? Me lo chiedo proprio ora, ma non ho risposta. Se non fossi neutro nei confronti di tutti, perderei un sacco di tempo, energia e fegato dietro ad ogni comportamento non affine al mio sentire, o al bene comune esterno che contemplo per la situazione in oggetto. Eppure scontrarsi e incontrarsi con lo stesso sentire esterno, sebbene portato in giro da chissà cosa, o da schemi o pregiudizi, e fare l’arbitro non fa altro che ricevere fischi e disapprovazione, tipico.
E poi arrivo qui, dove sono ritornato ancora anche adesso e passa la stessa canzone di alcuni giorni fa, ennesimo segno, “la donna cannone”. Qualcuno per le mani mi prenda e mi porti via da tutto ciò. Chimera. Un desiderio che non esiste, nemmeno lo vorrei, ma per un attimo la canzone ti ci porta e lo vedi. Volare via, “senza fame e senza sete, senza ali e senza rete”. La musica mi ha sempre ispirato e spesso mi ha salvato la vita e guidato verso un minimo di sanità. Il testo della canzone, la cui prosa poetica rappresenta alcune delle caratteristiche a cui ambisco per esprimere tutto ciò che ho dentro, Il mare agitato che non sempre arrivo a descrizione di quel quadro. L’ammirazione che provo nei confronti di alcune poesie in musica è per me come assistere alla perfezione di un miracolo. Riascoltavo ad esempio “il mio canto libero”, e apprendendo per ogni quinquennio della mia vita un significato ed un sublime sempre diverso, proprio qualche giorno fa, e per l’ennesima volta la trovavo immensa poesia di una riflessione ancora odierna. Per di più in musica. Un dono.

Ieri è stato ieri, oggi è già domani. E fortunatamente sto appena meglio, anche se stanco, anche in un mondo che non ci vuole più, dove nonostante tutto l’immensità si apre intorno a noi. Proprio qui nasce il sentimento, in mezzo al pianto, un sentimento che sorvola impervio le accuse della gente, tra l’altro libero dai suoi retaggi. Un mondo “prigioniero” in cui si riesce a respirare liberi, dove provare emozioni espresse in modo purissimo. E poi, “la veste dei fantasmi del passato, cadendo lascia il quadro immacolato”. Chiunque la reciterebbe a memoria. L’anelito d’amore. L’anelito che “sorregge”, che immensa espressione! E me la sto riascoltando, di nuovo, godendo di questa Verità che si offre nuda, rivelandone la limpidezza della sua immagine.
Di fronte a tutto ciò, spesso mi sento un cretino a scrivere, e quell’ammirazione è come la sensazione di camminare verso un orizzonte impossibile da raggiungere. Camminare convinti di raggiungere qualcosa di già approdato e scoperto, e non trattandosi di una gara, navigo quel mare godendo del viaggio, dell’esperienza e del panorama e non ansioso dell’arrivo. Ecco il motivo per cui poi scrivo ancora. E ancora stavolta non ho detto niente, o tale che a sufficienza mi lasci quella bellissima sensazione di “sazietà nel vuoto” tipico di quando hai disteso e snodato con le parole e con la scrittura la ragnatela di ciò che avevo dentro.

Ma stavolta ho dentro talmente tante cose che sembrerebbe io non sappia da dove iniziare, anche se è tutto connesso e collegato, sincronico e affine. Come un bellissimo disegno o un puzzle che rivela solamente all’ultimo pezzo il reale simbolo che tutti i motivi rappresentano concatenati. Molti motivi scopro, pezzo dopo pezzo, ma la meta, il simbolo finale, è fortunatamente lontano. Ho ancora voglia di vedere, di viaggiare, di osservare, di navigare.

in particolare questa volta ci sono i personaggi. Prende sempre più valore la convinzione che si ripetano le vite coi medesimi compagni, alcuni più o meno affini, che sia stavolta o le precedenti. Ho qualcuno a cui sono portato a fare del male, anche se provo amore infinito e senso di fratellanza. Non so capacitarmi ma me ne rendo conto osservandomi sia internamente che esternamente. Alcune dinamiche altrimenti non avrebbero davvero altra spiegazione. In questi ultimi 15 anni ho ritrovato, riconosciuto, amato, sono entrato in contrasto o in comunione con innumerevoli personaggi del mio destino, e anche l’ultimo arrivato riporta a un ricordo recondito da scoprire. Che poi, probabilmente il desiderio di scoprirlo è la cosa che più distrae dal vero scopo, almeno inizio davvero a crederlo. Amore e rancore. Due frecce identiche in due direzioni differenti. Contrasto e comunione, unione e divisione. Chiunque abbia amato in questo periodo mi ha riferito la stessa identica cosa. Non credo che sia uno status o un “à la mode“, per salutare dinamicamente i transalpini.
Eppure questi personaggi mi accompagnano per mostrarmi qualcosa, quel simbolo, e il tempo a disposizione per la soluzione di quel puzzle sembra davvero stringere, se posso considerarlo in base al tenore della mia stanchezza, dei miei sogni, e dei segni che sempre più ricorrenti lo sottolineerebbero. Eppure, o meglio, a maggior ragione, constato come un recentissimo dono d’amore mi sia di avvertimento, come un regalo inaspettato e non meritato, quindi una finestra da cui scorgere quella luce che ancora non sono stato in grado di trovare, e di accendere dentro di me.

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