Il giorno zero, o 0, rappresenta il momento in cui vivi quell’immagine, quel dettaglio, quella frase o quella situazione, che nella sua rappresentazione visiva ti rimane impressa, e sai che quella cosa, nel momento stesso in cui sta accadendo, cambierà la tua vita per sempre. Come quando quella volta che di fronte a quella paletta mi sono visto passare tutta la vita davanti, anche se l’arcangelo Metatron, oltre a fornirmi in seguito spesso parcheggio, quella volta ci ha messo una mano, evitando il peggio. Stavolta proprio lui, insieme a Gabriele, ci hanno messo mano per darmi quella fatidica “annunciazione”. A cui non ero preparato, non ero pronto, e la mia vita in quel momento ha visto un passaggio. Il passaggio dal vecchio al nuovo.

La radice della mia origine in questa vita ha un ricordo, o meglio, una presa di coscienza, una scoperta. Quella è una condizione con cui faccio continuamente i conti, lotto ogni giorno affinché non mi identifichi. C’è un innegabile blocco. Oggi si vede, sebbene pensassi fino a poco fa che non era più influente. Lo ri-scopro talmente tanto doloroso che fa male. In questo preciso periodo mi fa riempire il silenzio di talmente tante cose… Quel mio nervo così doloroso che oggi viene al pettine.
E comprende tutti i possibili squilibri qui dedicati. Senso di colpa, senza quel MA, perché mi sembra che da quel punto di vista non abbia evoluto. Mi aspettavo di fare meglio ma non so davvero se sono mai migliorato in quella dinamica.
Per l’abbandono rilevo che da parte di mia mamma, pur sapendo che era il suo meglio, in due grandissime occasioni ho sperimentato il blocco, per cui emotivamente ho percepito quelle sensazioni di quel tipo, con le relative ferite e maschere. Sempre omettendo, ma ora non posso più negarlo, la mia vera origine, la mia natalità, ed il suo particolare avvenimento. Vittimismo e permalosità, alternata alla dipendenza da “quella” persona, o quella cosa, uno tra i tanti attaccamento occasionali che mi parla di questo blocco.
Inoltre il lungo periodo precedente ed a cavallo del mio compleanno è stato, ed ancora è, molto più depresso di quanto mi accadeva puntualmente negli anni precedenti. Ho approfondito il mio concetto di Natalità, nei blocchi correlati, legati all’abbandono, al senso di colpa, e ad altre dinamiche che derivano da mia madre, dal mio padre biologico, e da chissà quale linea karmica, come già espresso e inizialmente approfondito.

Sono figlio di un uomo, un militare che, sebbene promesso sposo, aveva due piccole storie, una con mia madre, che alla prima volta è rimasta incinta. Probabilmente mia mamma nemmeno sapeva queste cose di lui al tempo. Tra l’altro quest’uomo, sparito e mai cercato da nessuno, ha ricevuto una mia visita, quando avevo 30 anni, che a me serviva solo per vedere che faccia aveva, per togliermi una curiosità, prima di sapere un giorno che fosse morto e non l’avevo mai visto. In quell’occasione l’arrampicamento sugli specchi, che si estese fino al tentativo di dubbio o negazione da parte sua, mi ha fatto capire molto di ciò che già in parte io ero, e che senza coscienza e senza presenza ero predisposto a fare. Inutile il ricordo di quanto lui temesse che io fossi in cerca di soldi, anziché di una confessione o di una verità, che a quell’età non so nemmeno se mi avrebbe consolato o consolidato.
Inoltre mia madre ha nascosto la gravidanza a sua madre fino al momento in cui durante una visita un dottore ha spiegato il vero motivo per cui sua figlia fosse così ingrassata. Se non fosse stato per mia nonna, non sarei quel che sono, senza nulla togliere a mia mamma, che amo profondamente, ma la figura di riferimento, per tutti è sempre stata lei, che presentandosi in caserma e conoscendo il tipo, di fronte alle sue scuse pronunciò la frase: “se deve avere un padre così, allora è meglio che non ce l’abbia e che stia con noi”.

Ciò che metti in questa vita ti viene mostrato, così come ciò che erroneamente sei, ti viene mostrato in egual modo, per poi venirti potenzialmente restituito, così come un conto di un pasto non pagato. Oppure ci pensa lei, la vita stessa, a restituirti o semplicemente a fornirti l’esperienza che evolutivamente ti serve per la tua crescita, per l’avanzamento, affine allo scopo o al volere animico. La vita mi ha restituito la mia origine, ed io la devo attraversare, proprio ora, non ci sono più rimandi, più scuse, più distrazioni. Potevo capirlo evolutivamente senza attraversarlo in questo modo così drastico, vedo chiaramente quante occasioni mi siano state date per evitare questa esperienza, che ora però coinvolge altre persone, altre dinamiche, un domino di perfezione assoluta, che si è creato per me. E non è una cosa di cui vantarsi, anzi.

Ogni anno il periodo del compleanno mi faceva attraversare una depressione che durava quasi fino a primavera. Quest’anno qualcosa è cambiato, un evento 0, un evento il cui istante ti rimane impresso, perché in quel preciso momento hai la netta percezione che quella cosa ti cambierà la vita per sempre. E quegli eventi, anticipatori di cambiamenti, non sono mai programmati.
Ciò in termini evolutivi avrebbe il significato che il nuovo ha sbloccato il ripetersi del vecchio, sebbene sia un nuovo che ti colpisce con un forza tale per cui, giustamente, non potevi essere preparato.
In termini di significato positivo dietro l’evoluzione, sono in attesa ed alla ricerca di intuire se posso davvero, ancora, avere una nuova possibilità. Cioè se il cammino della verità e della coerenza sono lì di fronte a me per aver la possibilità di effettuare l’unica scelta giusta disponibile ora, dal momento che io stesso ho ristretto il ventaglio delle mie possibilità con le mie dualità, le divisioni che hanno generato gli errori, o spero, l’opportunità.


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