Proprio per entrare in dibattito, constato come il periodo sia sprovvisto di particolari distrazioni mediatiche indotte per spostare l’attenzione dalla brace alla padella. Eppure la situazione rivela un particolare quanto stranissimo stallo, proprio per l’incalzante susseguirsi di eventi più o meno realmente importanti che si sono alternati senza una chiara e semplice sosta, senza nemmeno un chiarificante quarto d’ora accademico. In quel periodo di pausa tra una lezione e l’altra si prendeva fiato e si rifiatava tra una concentrazione ed un’altra, sempre importante, ma spesso completamente differente. A volte si passa per quella pausa tra un amore e l’altro, un’esperienza e la seguente, un compito ed il successivo, senza avere ben chiaro lo scoccare dell’ora. E mentre i miei propositi poetici non trovano ispirazione in parole in rima, scorrono in istanti fugaci ma non trovano epilogo nel poterlo scrivere, e ragiono su quali temi mi stiano circondando e attraversando. Finalmente il sole locale si sta spostando verso il tropico più vicino a me, e la ricarica energetica mi da una “sfiammata” toscana non da poco, una febbre di guarigione mi sposta tutti i denti, evidenziando il dolore originale delle ghiandole del collo come veicolo di quel nervo che si infiamma facilmente, visti i 50 appena compiuti. Tutto a destra tra l’altro. Approfondirò il percorso di quel nervo ed il meridiano incriminato, per capire la linea energetica coinvolta, al fine di guarire. Omeopaticamente ricercherei in natura quel meccanismo di reazione nativo che insegna al mio bioritmo come risanare quella debolezza, per come reagire a quella debolezza. Anche una visita a quei luoghi o a quella flora, potrebbe insegnare ciò che non funziona correttamente in me. A patto che sia questo il problema. In ambito contrario ciò che manifesto avrà un simbolismo sulla mia salute relegato a ciò che riflette in me, a ciò che devo imparare e dell’universo birbone e del suo senso dell’umorismo.
In meno di 24 ore però le cose migliorano, sensibilmente, senza ascessi né decessi. Questa sera rispetto alla precedente, poche righe sopra, sono alla vigilia di una partenza, diversa, che da un lato mi affascina e dall’altro mi preoccupa. Le prime volte lo fanno sempre, rendono tutto dubbioso e preoccupante. E mentre quest’ultimo sole scarica i penultimi raggi del suo percorso odierno, un dolce clima di giugno accompagna questo profumo di phitosphoro in fiore, una sorta di gelsomino più sensuale e invadente, prepotente, tipico di questi pochissimi giorni dell’anno. Una fragranza che mi trasporterebbe nelle stagioni passate, nelle sensazioni passate ed attraversate, in questo periodo, il più bello probabilmente, e che come di consueto, di quell’affranto specchio del merito e del suo contrario, o meglio, del timore di non esserne degno, preme sulle proiezioni di senso di colpa e timore. Esattamente come questa fragranza nell’aria persistente anche alle pioggie più severe fino al termine della fioritura, quell’emozione mi attraversa colmando e sublimando, oltrepassando la mia capacità, senza stonare o infastidire, ma lasciando un segno, rimane egualmente persistente e prepotente.
Recentemente sono stato descritto come carismatico ma un po’ nervoso. Quindi si vede. La gestione della rabbia è ancora nel fulcro della mia centralità, come se fosse un nervo scoperto, esattamente come quello del collo che infiammandosi scombina le simmetrie dentali. E ancora una volta rivedo il me stesso di ieri a confronto con l’idierno, in un confronto continuo sulle mezze stagioni e sui tempi andati, così come a rivedersi nella pecca, accettando o essendone capaci, di vederlo nel prossimo. Ama il prossimo tuo come te stesso. Cioè accetta che ciò che vedi negli altri è già presente in te stesso, qualunque cosa ciò rappresenti. E ancora, secondo il mio carissimo quanto utile Ermetismo klemmerziano, in cui si dice:
“…proponetevi di sanare chi ricorre a voi, senza il desiderio che egli lo sappia e tanto meno che vi resti riconoscente. Amatelo e siate saggio a non volere le cose impossibili. Consolatelo con una parola e richiamate con vostro Amore su di lui quel potere compensativo che nella Natura umana tien luogo di ricostruttore dell’equilibrio visibile”.
Ed in questo “bollettino” del visibile e non, riporto ciò che ho visto in un film meraviglioso, da poco apprezzato e non ancora del tutto somatizzato. Le “creature luminose” sono questi strani esseri di cui faccio parte, abitanti di un pianeta, o di una zona, non autoctona rispetto alle specie animali, che tramite il veicolo dell’anima, possono vedere e scoprire il mistero delle loro esistenze. Proprio quelle esistenze meravigliose, o meglio, luminose, che accendono la via di una buia scoperta del proprio cammino, così arbitrario, così incerto e carente di sani istinti, che nel regno animale regolano il tutto, nella perfezione dell’avvicendarsi vitale, e che invece così fuorviante rende l’incarnazione umana così incompleta, incerta e spesso inconsapevole.







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