Il mare insegna sempre. L’instancabilità ad esempio. Il ritmo. La forza. L’amore. Infatti ama gli scogli e le spiagge con neutrale e veritiera forza di erosione, levigando e arginando, ricostruendo o distruggendo. Accarezza o colpisce, nel suo onesto moto. A me un giorno da bambino hanno sentenziato che fossi “buono come il mare”, mi è rimasto impresso, imprimendo una prima consapevolezza sull’impossibilità di essere sempre in un modo. Casomai la difficoltà risiede nella coerenza, pur nel cambio di modalità.
E quell’insistenza nel ritmo segna la caparbietà, con cui quell’amore bacia continuamente la riva, nella luce e nel buio, insistentemente e senza soste. Può rallentare, aumentare, rimanere quasi placido per contrastare nell’ira di una mareggiata, un metodo brusco per eliminare e per ripulirsi. Il mare è un mistero che della vita abbina sale all’acqua, in un compendio di sopravvivenza animale e vita subacquea esclusivamente riservata. Il riserbo è cosa nota, l’esclusività altrettanto. Eppure la vita cambia forma e paradigma al di sotto di quel limite umano visibile e parzialmente vivibile. Al di sotto di quel livello la vita cambia forma e appare nella forma difficile e poco comprensibile dell’apparente mancanza di aria. Creature viscide, trasparenti e luminose commerciano nel subacqueo come un brulicare invisibile. Come immergersi a riva inconsapevoli di ogni tipologia scenografica sia ai propri piedi. Una meraviglia in cui non esiste via olfattiva a noi conosciuta, l’elemento sonoro si propaga per regole diverse e diversamente spaziali, il tempo è differente e l’arte è offuscata dalla pressione. Ma il rumore del mare che bagna questo golfo mi ha riempito il cuore e le orecchie, conciliando dolcezza, amore, sonnolenza ed un impagabile senso di vita, compagna placida o rumorosa di una nenia per lasciarsi andare. Con la luce o con il buio, nel sereno o con le stelle, manca il riflesso della luna, questa effemeride non la contempla, ma questo panorama filmico mi rimane impresso per la bellezza nella sua coerenza.
Il mare propone e dispone, della sua onda lunga e lungimirante, capace di sopprimere così come di assecondare, porta e contrasta, coadiuva o disturba, per la sua unica e veritiera modalità, che da sempre e per sempre porta il peso del trasporto. Esso infatti porta messaggi ed energia, conserva e trasporta, contiene e mantiene, e soprattutto, istruisce. Questo mare è per pochi, proprio perché in pochi ne scrutano le opportunità e le sue fugaci simmetrie. Nell’esserne faceto, rilevo gli schiaffi karmici e i piccoli incidenti che sopravvengono con maggior evidenza, quasi un luogo in cui l’energia diffusa può propagarsi e toccare chiunque ne abbia intersecato il destino. E’ un luogo di magia, per il suo tenero e drastico moto, caparbio e tenace, crudele e fedele, ma mai in errore. Un esempio infallibile.
E i voli, nonché le sveglie pre crepuscolari, di una libertà alternata dal vento, dal sole, dalle pioggie e dalla quasi costante ricerca di cibo, per un nido nascosto e protetto. Portare in dono ad una amata e sudata prole ciò che una caccia spensierata e attenta sia in grado di offrire. Questo comportamento si offre anche in forme di amore, per soddisfare un bisogno inteso come dono, quella azione può mostrare un desiderio di cura, e di aiuto a coloro che non siano in grado di esercitarlo autonomamente. Che sia per necessità, piuttosto che per il puro piacere di farlo, diversamente dal “comprare”, tipico umano, nelle varie scelte effimere e fuorvianti alla base delle scelte duali.
Quel sole prende un predominio differente nel suo viaggio verso il tropico più vicino, modificando notevolmente le forme ventose ed atmosferiche rispetto ad una natura più lunare di un moto ciclico ed in cambiamento. Trasforma la termodinamica in una modalità dalla variazione esponenziale, e proponendo lo scambio tra il suolo e l’acqua attraverso il momento del buio.
Abitare questo recinto dell’allevamento degli umani, consente uno sguardo ad una chimerica libertà nascosta da un orizzonte che si mostra in base all’altitudine spirituale da cui lo si osserva. E i confini, lontani, sono gli stessi, visibili o indotti, che si danno alle specie a due o quattro zampe di cui si è comunemente soliti cibarsi. Per le specie volatili o subacquee l’elemento principale è la trappola, o la sorpresa, un po’ come il momento della dipartita anzitempo. Con questa consapevolezza tutta questa scenografia riflette il fatidico “ama i tuoi nemici e prega per i tuoi persecutori”, probabilmente perché essi stessi , con la medesima nostra inconsapevolezza, ci mostrano il nostro ruolo, attivo o involontariamente passivo, così come noi lo esercitiamo sulle specie che, anche se semplicemente “colte, strappate o potate” simboleggiano la coltivazione, o l’allevamento, di cui noi stessi facciamo parte, ed in tutto questo, gioire volando o vivendo di un’altra fugace gioia, è un deterrente ad un tempo di risveglio che scardina la coscienza precedentemente costituita, o una forma di energia da utilizzare per ispirarsi a queste forme di amore che abbiamo davanti ai nostri cinque sensi.





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