In questo particolare momento storico, riconoscere la nostra esistenza è fondamentale. Le ragioni per cui esprimo questi sentimenti sono il tema ricorrente dell’attualità. Proprio oggi, ho avuto modo di ascoltare alcune conversazioni che parlavano di una recente fine del corridoio, o meglio, della luce in fondo al tunnel. Tuttavia, come qualcuno mi ha saggiamente fatto notare, il tramonto non lascia immediatamente spazio all’oscurità; piuttosto, c’è una graduale transizione, così come l’alba non esplode all’improvviso ma piuttosto si manifesta con un lento inizio, un primo bagliore e poi un brillare, talvolta lento e talaltro fugace. È in questo processo che trovo ispirazione. Questa transizione segna l’inizio di una nuova era. Essere testimoni di questo cambiamento, spero, mi rende onorato. Mi trovo qui, in questa fase della vita, in un periodo che definirei di pseudo-maturità, ad osservare questo nuovo capitolo, questo passaggio che, diversamente dalle favole, non avviene magicamente, ma gradualmente, passo dopo passo.

Proveniamo da un’epoca incredibilmente intensa, caratterizzata da una serie di eventi tumultuosi, durante la quale abbiamo assistito a continui cambi di potere, come se fosse il torneo più avvincente e combattuto di sempre. In questo scenario, gli effetti di tali cambiamenti sulle apparenze esteriori sono palpabili, e ogni nostra reazione o funzione tipicamente materiale ne è influenzata in modo significativo.

Come poco fa esprimevo, questa transizione mi da ispirazione. L’ispirazione, che deriva dal latino ‘Inspiro’, si riferisce all’atto del respirare, del soffiare. Recentemente, ho letto sulla sua origine e sul suo profondo significato in un piccolo ma significativo trattato esoterico. Il soffio può essere freddo o caldo, a seconda delle circostanze. Pertanto, essere “ispirati” equivale a ricevere il calore benefico del soffio divino. E, proseguendo la lettura dello stesso trattato, ho scoperto come il gesto delle mani giunte in preghiera abbia un significato speculare tra l’essenza maschile e femminile, un altro caso straordinario di sincronia, un’incantevole coincidenza che sfida la casualità.

Sono qui, per una esperienza incredibile, ho le mie lacune, soffro per le anime a me vicine incagliate in difficoltà, patisco per la mia fortuna in relazione a loro. Non so con quale curiosa carambola mi sia arrivata questa fortuna, o meglio le capacità, le facilitazioni, le predisposizioni, le protezioni. Ci sono anche vicine opinioni che vedrebbero in me un background di estrema difficoltà, esperienze dolorose, ma non ne vengo affranto, forse un tempo mi crogiolavo, piuttosto ne sento il peso sproporzionato per la reale ed odierna gravità, la mia responsabilità sull’essere così predisposto, cosi coglione, così ingenuamente e semplicemente preposto e addentro a tutto questo marasma. Ancora oggi non mi sento all’altezza, e non so nemmeno di che. Ho le mie colpe, riferite a ciò che conosco come mie verità, ma sono ancora in gioco, e voglio giocare, fare esperienza, amare.

Piu volte mi sono perdonato le mie debolezze guardando esternamente al mio amare anche nel celare, nel nascondere, e nel riuscire a parlare spesso con la parte migliore di qualcuno. Riuscire a dialogare con la parte migliore dello specchio di me in quel momento ha il contrappasso solito nel ricevere spesso ciò che merito, e cioè anche vagonate di merda, indelicatezza, malattia, tendenza al distruggere, mancanza di amore, altre parti della mia stessa medaglia.

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