Finisce gennaio a breve. Sono nel periodo dell’anno peggiore per me, sia ciclico che astronomico, e forse anche astrologico, sebbene il cielo alla nascita sia una rappresentazione “piatta” anziché dinamica per le profondità delle reali direzioni. E’ il classico periodo in cui anche fisicamente mi trovo improvvisamente già così scarico che potrei ammalarmi gravemente, e con “gravemente” intendo cose serie, irreversibili.
E sembrerebbe anche il peggiore momento planetario, anch’esso relativo a questa mia incarnazione. Probabilmente come evidenziato privatamente in settimana, in altre epoche passate non dovremmo proprio essercela spassata, ma il caso vuole che l’anima non me lo ricordi e quindi vorrà dire che ho ragione nel cimentarmi con maggiore presenza in questa.
E allora direi che esattamente come la mano segnata, rovinata e gravemente tagliata all’interno, dovremmo essere capaci di ruotarla e notarne la sua altrettanta e contemporanea bellezza.

Questa volta il gioco si fa duro, perché la situazione che mi riguarda (certo, riguarda me che la vedo con le mie intenzioni) presenta alcune incertezze che mentalmente e per vecchie programmazioni, sono capaci di proiettarmi verso il futuro. Ed anche al passato.
C’è una questione legata ad una imminente mancanza abitativa che mi regala una visione panoramica, sì, ma del Grand Canyon, con classiche vertigini e paura di caderci…
La situazione sociale rivela le diversità ed esattamente come la questione animica che mi circonda, rivela al tempo stesso la reale natura karmica di ciò che si è seminato, come si è vissuto, l’egoismo e la superficialità. Si prospettano tempi incerti in cui di nuovo una non libertà precedente è fortemente rimpianta. Eppure ci si lamentava in continuazione, e per dirla in maniera più alta, si guardava ad un mondo migliore. Solo in pochi capiscono come la condizione sia davvero peggiorata. Ma convengo ancora nel considerarlo perfetto e giusto, nonché direttamente proporzionale al salto che è necessario fare. Probabilmente un salto, un’azione che ci proietti in avanti, perché in questa condizione sembra di sprofondare, rischiare l’annegamento, rimanendo in un luogo-condizione che ci fa male, e quindi il vettore della nostra energia va portato in avanti. Avanti pur rimanendo, ma in direzione della zona dell’evoluzione.

Esattamente come nell’azione tecnica per scoccare una freccia, è necessario imprimere una forza contraria, ma serve silenzio, presenza, concentrazione. E se il paragone calzasse, ci renderemmo conto che il tempo per addestrarsi a tale tecnica, ce lo siamo giocato in innumerevoli cazzate. Principianti nella vita così come nell’evoluzione, per chiunque, dai maestri ai babbani. E lo dico proprio in risposta a chi aspetta l’azione di qualcuno più alto, che sicuramente non interverrà risolutivamente per noi, ma che in ogni caso per il nostro bene, saprebbe che è arrivato il momento di togliere le rotelline di supporto alla nostra piccola bicicletta. Eppure in questo momento serviamo tutti, ognuno ne dà prova, e la situazione come già appurato è perfetta per ognuno, basterebbe soltanto non concentrarsi su una giusta ed universale via, cosa impossibile, ed elemento di notevole disturbo alla propria scelta, alle proprie azioni ed alla fiducia necessaria di questo momento.

Non credo di amarmi nel modo che la mia anima vuole che io apprenda, e di conseguenza non ho un chiaro tornaconto, ma questo lo posso anche considerare come un regalo. Per innumerevoli motivi sono così fortunato che tutt’ora non desidero altro se non quello che ho.
Sarei ben felice di condividere con il lettore la precisa motivazione del momento o l’azione da intraprendere. Il famoso “dò la soluzione“, tanto caro ad un’educazione da quiz televisivo… Ma ognuno sta seguendo la propria giusta via e gli incroci tra le vite sono necessariamente e fortunatamente minori in questo momento, e ciò ha un chiaro e lampante motivo. Siamo feriti e fratturati, ma ancora possiamo muoverci, ed in fondo sappiamo che abbiamo forza a sufficienza. Ma non è il momento di trascinare nessuno, sarebbe lesivo per noi e per il trainato. Nella nostra solitudine ci deve essere unità. E prima di tutto dobbiamo renderci conto di quanti pezzi rotti, malati o inutili abbiamo dentro e di quanti di questi necessitiamo ancora, affinché la nostra linfa non nutra i cosiddetti rami morti. C’è ancora tanto egoismo, brama, desiderio, paura, ferite, rabbia. Tanti schemi ed opinioni che uccidono la capacità di sentire la nostra guida interna, voce di coscienza (per alcuni, perché no) pulita o libera da tutti questi veleni.

Le precedenti considerazioni possono valere come sane, se rimangono nel qui e ora. Nessuno può uccidere la nostra anima all’infuori di noi stessi, anche con una banale scelta. Ma il dubbio rode e a volte (spesso) si sbaglia, ma l’universo ci regala le seconde opportunità, e bisogna essere in grado di vederle ed esserne grati.
Auguro il bene a tutti, dal primo all’ultimo, anche se a mai più rivederci. Stare nel presente per non vivere il passato ed il futuro, nel dubbio e nella paura, o nell’incertezza. Rimanere nell’unico momento di silenzio presente non può che aiutarci in questa fase di dolorosa evoluzione in cui come per il famoso esempio della farfalla, un estremo dolore che assomiglia e passa attraverso ad una morte non può che regalarci la transizione per volare più in alto, ad un livello di realtà superiore, dove l’allagamento non può più nuocere, dove i serpenti non mordono, ma dove in ogni caso mantenere il volo senza rovinare giù è un nuovo standard che compone il nuovo noi.

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