Calma apparente. Fluido catalizzatore. Eppur si muove. Sì muove ciò che viene spinto. Saremo soli nella nostra fluente verità. Verità apparente rispetto a ciò che smuove e rimuove il ricordo si sé.
Abbiamo colli che svernano verso nuovi confini, verso le nuove mete che applicano i reconditi affari, quelli per cui si avvera la verità che scompone la torta, la cui fetta tagliata divide il sentire dal percepire.
E non c’è niente da fare. Nulla vale se non l’intenzione. E l’intenzione è concepita secondo la conoscenza di ciò che per noi è esperienza.
E di che intenzione si potrebbe disquisire secondo ciò che siamo pronti a vedere? Chi vede ciò che è nascosto deve necessariamente essere capace o incapace di rivelare. A volte vedere non può essere descritto. Così come alcune energie che sovrastano le sensazioni. Le emozioni anch’esse provano la tesi dell’intangibile. La sintesi del non materiale e del non mentalmente concepibile.
Stavolta la lima arrotonda una superficie già liscia e pronta, il bifolco stona la musica già intonata, permette note diverse dalle originali, per consentire una melodia diversa dalle aspettative.
Al di là del divagare delle precedenti righe, non ho particolari argomenti prosaici o poetici, se non l’attestazione della condizione che viviamo, tutti, in modi diversi. Quel recinto di cui parlavo proprio poco addietro negli articoli di questo blog. All’interno di quella clausura le regole sono non uniformemente comprese, ed il bello è proprio lì, nella loro concezione, nella loro comprensione e nella loro applicazione.
Anche se ognuno capisce a modo suo, ciò che si fa porta a risultati diversi. A volte è inutile parlare russo con un inglese. E non è detto che il russo sia la lingua giusta, né l’inglese. Forse non è una questione di lingua, ma di come si interpreta, di ego, di quanto si è prigionieri delle proprie idee e dell’orgoglio. Questi sono ostacoli che allontanano dalla virtù e accompagnano il corpo verso la fine. I problemi fisici conseguenti come pressione alta, disturbi del sonno, rabbia e tensione sono solo alcuni. Però l’essere umano può migliorare la sua salute solo con la propria energia. Questa energia si può misurare e cambiare con le scelte e le parole che usiamo. Ma non siamo tutti uguali, e se non si vuole più mettere in discussione se stessi, ammettere errori o imparare, allora si resta bloccati nel ciclo “nasci, mangi, dormi, muori”. Nessuno ha bisogno di nessuno, l’amore è dentro di noi. Raggiungere un vero amore per se stessi può migliorare molto la vita, e questo è la base per amare un’altra persona. Quando la presenza o l’assenza di un’altra persona, confusa con il bisogno invece che con l’amore, cambia la salute di qualcuno, allora non è vero amore, perché l’amore vero non dipende da un’altra persona. Questo vale per tutti, senza eccezioni.
L’eccezione sta nella scelta. Scelgo di essere me stesso. E non dipendere da qualcosa o da qualcuno. E soprattutto, dove sta la mia coerenza. Capita di assistere a situazioni o condizioni in cui non vi è continuità. E questa non viene con i punti della Conad. La coerenza tantomeno. Però capisco che vi sono persone che non sono state in grado di reagire coerentemente agli stimoli di questa vita, o semplicemente esprimono una propria coerenza, molto lontana dalla mia, e lo sbaglio in quel caso è di coloro che la sposano, senza aver compreso la lontananza, la complessa asimmetria, la totale distonia.
E ancora non ho capito come distinguere, ancora non ho capito come farmi capire, e nel mentre ritorno ad essere un viscido e falso guru di merda. Mi ci sto quasi abituando. Ci sto quasi comodo. Meglio soli che male accompagnati, in ogni verso, sia per me che per gli altri.
Poi arriva questo video, così tra il lume e lo scuro, che mi illumina su “un sasso lanciato per distrarre”. Alcune schermaglie legate al dibattito in essere sulla mappa e la natura del mondo che abitiamo possono essere anch’esse veritiere ma orchestrate nella loro non completezza di comprensione proprio per distogliere da un’altro movimento. Un movimento descrittivo chiamato “Gatekeeper”, tipico della distrazione da un evento reale verso un altro evento secondario, che ripone nella discussione etica il fulcro della pubblica discussione.
In realtà la matrice energetica del mondo in cui viviamo deve rimanere più nascosta possibile, come fosse una chiave in nostro possesso, senza la concezione di sapere di averla, di poterla usare, o la conoscenza logica della serratura, e della sua reale ubicazione. Già, la matrice reale ed energetica. Qualcosa che ci sfugge per quanto siamo estremamente collegati alla materialità ed ai connessi della sua relatività. E gli annessi? Sempre più sincronici. E nel film “Matrix” troviamo sempre più sincronismi di ciò che considero legato a questa riflessione. Infatti non è tanto la forma del globo o dell’eventuale pianeta, quanto la percezione energetica che l’umano ha in relazione allo spazio in cui si vive, e l’energia che si manipola, considerandola tale per ogni tipo di studio in quanto forma di ogni cosa. Quindi una forma vale l’altra, così come la sua rappresentazione topologica, la distanza, lo spazio, ed il tempo connesso.
Proprio per quello si avvera ciò che solitamente viene stimolato tramite induzione. E l’induzione è un collegamento tra due fonti di calore, una modificata, ed una modificabile, per accelerare le particelle di una terza, o meglio, per fornirle energia, calore, luce. Quel sole a volte vicino ed altre lontane è l’esempio indiscusso della fonte di energia che apporta calore e luce, così come da approfonditi studi anche lo specchio freddo lunare, apparentemente semi sommerso nell’acqua, porta un’energia che rappresenta l’altro lato della dualità luce e ombra, caldo e freddo, visibile e invisibile, buono e cattivo, chiaro e scuro, anch’esse polimeri della stessa materia della trinità unica dell’energia, quella che ci guida, che non si spiega, come la nascita e la morte, come il battito ed il respiro, come la vita, a motore spento, come l’inizio di tutto, da nessuno mai compreso. Sì, perché quando è in moto, il cilindro continua a sobbalzare proprio per la forza impressa precedentemente, così come l’altalena, così come un pallone che rimbalza, senza conoscerne l’originario primo calcio, o la prima scintilla di vita. C’era un videogioco molto interessante della serie “sim”, in seguito acquisito dalla Electronics Arts, in cui si andava a creare, una città, o una casa con dei componenti, in un proficua e quanto mai lunghissima pausa, al termine della quale si poteva dare inizio a ciò che “da solo”, sarebbe cresciuto ed evoluto in pieno stile della legge di Murphy.
Chi può dire allora che non siamo dentro al videogioco di qualcun altro? Ci sono le stesse probabilità, tra l’altro non pienamente dimostrabili, che sia una teoria antagonista ad ognuna delle precedenti e spesso rettificate versioni ufficiali.



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