Sempre così, indubbiamente e frequentemente, ci si ritrova sempre nelle stesse situazioni. E quelle odierne sono proprio simpatiche. C’è un intenzione di amore in ogni gesto e relativa scocciatura ricevuta. Eppure in questi giorni si ripete spesso la stessa dinamica. Quella che in Romagna si chiama “voglia dell’affogato”, similmente l’essere “baghini”, o maiali, uno dei vari atteggiamenti umani che presiede al cambiamento somatico, per cui quella vena di comportamento apporta un’antropologia specifica tanto quanto la somiglianza con l’esempio, al punto di riconoscerne l’essenza. Un tipo di identificazione che ho visto anche nel film di Hayao Miyazaki, “la città incantata”, in cui i genitori della piccola protagonista vengono trasformati nella specie apparentemente più ingorda, per ordine di un incantesimo che colpisce chi cade nella tentazione e trappola dell’approfittarsene. La società, la cultura ed il mondo è pieno da sempre di approfittatori, e non sarebbe nemmeno un problema tollerarne l’esistenza, scontata tra l’altro, è forse un problema provarne un fastidio, direttamente proporzionale alla vicinanza e alla frequenza di tali azioni e soggetti al nostro cospetto, o alle nostre scelte. Sì, perché probabilmente il giudizio interviene nel primo o secondo specchio esseno, quello che evidenzia il comportamento altrui fastidioso come specchio di ciò che lontano o vecchio da noi riteniamo non più parte della nostra via. Eppure quel fastidio nasce e si sviluppa per uno specifico motivo, astratto ad ogni specchio, e cioè la qualità o accezione positiva che dobbiamo imparare. Difatti spesso e volentieri quell’atteggiamento opportunista rivela la scaltrezza e la capacità di essere disinibiti che ci manca. Al di là dell’esempio specifico. Se qualcuno ci prova e riesce, nel risparmiare sulla tua testa, o approfitta delle sette chiese per un tuo sudato e/o altrui consiglio che non vuole nemmeno ascoltare, o se comunque per il proprio comune senso di giustizia (anch’esso frutto e fiore del nostro giudizio) riteniamo che nonostante tutto la passi liscia, il senso di fastidio non fa che crescere. E’ tutto dentro di noi, come la scelta di vivere l’imbarazzo o il fastidio. Questo è sempre presente come d’altronde nell’umanità ogni istinto e reattività è figlia di una coscienza, istruita da educazione, istituzione, religione, socialità, politica… Difatti basterebbe poco per capire come sia suscettibile di variazione ogni nostra idea sulla base del nostro passato, della nostra esperienza, o dell’esercito istituzionale al quale vogliamo accodarci.

Comunque sia vedo qualcosa che non mi piace, osservo e canalizzo, paziento e analizzo, eppure la voglia di stampare un bel “vaffanculo” cresce in maniera direttamente proporzionale alla voglia di assecondare chi amo. Ma non è forse questo lo scopo umano? Quel che stavo per scrivere è stato cancellato dal commento della cameriera di fronte ad una famiglia di arabi che ha scelto un tavolo più grande al posto di un altro in maniera estremamente maleducato e razziale. E’ curioso questo razzismo a rovescio che ho notato questa sera. In questo caso la donna araba coperta e apparentemente sommessa decide il dove ed il come e imperversa anche nella scelta del menu e del tipo di cibo. Purtroppo la cucina ormai è già chiusa e la cameriera sbotta con un bel “si facessero inculare”, speculare alla faccia di merda della pretesa di quella donna. In questo caso rilevo la perfezione del mondo, e la faccia sommessa e triste di due bambine apparentemente ignare e innocenti di non più di 3 e 6 anni non può né spiegare né ripagare il dispiacere o la soddisfazione della giustizia fatta. Ma questa giustizia è fatta per chi e per cosa? A volte manchiamo una precedenza o uno stop e qualcuno ci da strada senza suonarci o bestemmiarci e lì avviene il miracolo dell’accettazione e del perdono, proprio quando qualcuno ci insegna ciò che noi non saremmo stati abbastanza saggi dal fare. E in quel caso la saggezza avviene o perviene per un momento particolarmente equilibrato. Il problema casomai si presenta quando siamo già scazzati e stanchi, quando la tensione tocca la corda della pazienza e quella stride, Eppure vedo che la cultura e l’educazione non è medesima né unitaria, proprio come il cane che scodinzola ed il gatto che tiene la coda dritta immobile, entrambi felici di vederti, entrambi in modi diversi. Entrambi ampiamente disuniti nell’incomprensione, o nell’equivoco di una situazione che in una lingua significa blu, e nell’altra bianco. Ma è l’ignoranza che salva, a volte, sebbene per altre un comune senso della cortesia dovrebbe unire anziché dividere. Eppure lasciare una mancia in Italia è un premio, in Francia è un obbligo, in Giappone è un’offesa. Eppure il gesto è lo stesso. A volte la punizione che la vita ci da per una specifica ed erronea scelta è più grave del reale contrappasso in proporzione. Ed anche questo è diverso da scopo a scopo. Qualcuno è lì a farci vedere quel qualcosa proprio in proporzione a noi, non a quel che davvero sta succedendo.
Questi arabi non capiranno mai bene perché al ristorante li hanno trattati con sufficienza, e non ne hanno colpa, proprio perché una pizza esca dopo mezz’ora anziché dieci minuti, e questo sia compiacente alla faccia del padre che serve le sue bambine come regine, mentre la moglie rimane incazzata, forse per il musulmanesimo, forse per presa di posizione e potere, forse perché sia una stronza davvero.
Ma forse io che osservo sono come quelle bambine ignare e stupite dalle bolle di sapone di uncompleanno al tavolo accanto, osservando le differenze di quella scena dal clima alla loro tavola, e può capitare pure a me che sono al contempo succube del mio ruolo come il marito, o arrabbiato con quel mondo contro di me della madre. E’ sicuramente qui il “tutto è uno”, ma sicuramente “ognuno a casa sua”, e, non meno importante, “ti amo e ti accetto, ancor meglio se lontano da me”. Il problema nasce e marcisce proprio nella vicinanza, nell’intersezione, e nella situazione in cui ti pesta i piedi, ripetutamente. Allora a quel punto guardare dentro, cercando quella parte simile, inversa, o la qualità invidiata, aiuta a non prendere a schiaffi nessuno.

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