Il 5 novembre del 2005, 20 anni fa, nasceva la mia società. Ricordo di quel giorno la presenza di Savino, un padre non mio che mi manca moltissimo, la gonna della mia commercialista, e la cordialità dello staff del notaio. Eppure quel giorno firmavo per un progetto, la “selezionata miscela di prodotti naturali”, che ha macinato esperienza e denaro fino ad oggi. Un progetto sentito e per il nome precedente ad un progetto di moda che contemplava la miscellanea, la miscellanza, l’accomunare insieme tipologie merceologiche diverse che combinano in uno stesso format. Un format che è uno stile di vita, il più possibile affine al mio, che nonostante tutto si è evoluto verso nuove trascrizioni e nuovi intendimenti. Avevo 29 anni. Ed esattamente come i due imbecilli di fronte a me questa sera al ristorante, non potevo minimamente immaginare come il mio egoistico prospettivo futuro poteva prevaricare tutta una serie di problematiche affini alle responsabilità che non pensavo minimamente di poter avere. E’ il solito dittongo del genitore che ti alleva, ti svezza, ti mette in piedi, ti fa quello che un domani inevitabilmente dovrai fare tu. Proprio il paradosso dell’essere umano e delle sue età, alle quali la meta può essere quella dello stare in piedi senza aiuto, del mangiare da solo, tipico in età infantile, ma anche utile e relativo in età anziana. E quell’età interviene senza un preciso appuntamento numerico. Difficile da comprendere finché non ti capita. Proprio come la madre che cerca di ridimensionare il figlio esaltato di fronte al mio tavolo. Un’altro esempio eccellente di vita, in questo caso agiata, ma molto ignorante. E farei cambio su quell’agio perdendo conoscenza e coscienza? Purtroppo, o per fortuna, no.
20 anni di un’attività che ha creato lavoro, idee, propositi, tendenze, senza mai avere la morbosità di accaparrarsene il merito. Ed anche oggi è così. Eppure in tanti ci odiano, tipico di quando sei diventato qualcuno. Ma non quel qualcuno come quelli che ho davanti stasera a cena, che spaziano tra “don perignon, Ferrari, Lamborghini, Cortina, e stronzate varie che per loro giustamente appartengono ad uno status da mostrare ma anche difendere e proteggere. Eppure ho visto un figlio mancare gravemente di rispetto alla madre per una questione di ego, che sia chiaro, ognuno meritava per ciò che ha prodotto. Figli compresi. Compresi tutti gli immancabili Rolex da finti ricchi inevitabilmente mostrati come il braccialetto di una comitiva nello stesso villaggio vacanze.
Ma tutto questo non mi ha dato particolare fastidio, se non nella mancanza di rispetto verso una madre, che comunque poteva anche farsi valere e ripristinare il proprio ruolo anche di fronte al figlio trentenne.
Trentenne, esaltato e stupido come ero io. Al di là del rendimento delle optional da mostrare al papà tennista. Eppure io ero spettatore coincidente non a caso. Proprio ora che mi sto affacciando alla ricchezza ed alle sfaccettature, quelle che potrebbero modificare gli atteggiamenti o le tendenze ad essere, a seconda della saggezza o dell’umiltà appresa tramite l’esperienza. Proprio quella la madre avvertiva come una spada di damocle che arriva a volte con disgrazie e malattie, ma spesso non funziona per tutti allo stesso modo. Infatti è bello vedere ed osservare, o meglio contemplare che al mondo, e più precisamente molto vicino a me ci sia ricchezza, agio e semplicità, al di là della misura e del metodo. Avere un progetto è solo la scintilla inerziale che determina la coerenza dell’anima, al servizio o alla sopravvivenza, già. Proprio ora che osservo oltre un cancello che credevo costeggiasse un muro, scopro il panorama sottostante come ne “il mondo di Johnas”, una barriera verso un mondo che può essere visto solo da pochi. E solo se interiormente corrotti.
20 anni di attività che hanno generato l’esperienza in una macchina biologica trasformandola in un corpo pensante con un’anima che si interroga, senza risposte e con tante incertezze.
Stavolta sembrerebbe che avrebbero ragione loro. Davvero. O perlomeno partirei da quella visione per allargare l’immagine che comodamente ci ha tenuto nell’inconsapevolezza che gli altri sono oltre questa terra, anziché lontano al di là di una barriera come un recinto per un gregge all’interno del quale ci muoviamo secondo regole preimpostate. La cintura dei ghiacci Antartidea sarà davvero quel confine di quel sud circolare che non immaginavamo? L’espressione matematica vacante della gravità è davvero riconducibile ad una più semplice e complessa “densità”? Ed il firmamento gira intorno alla terra oppure è ancora più lontano e difficile da scoprire? E per quale motivo? Questi due astri maschile e femminile ruotano ellitticamente come satelliti?
Lo scopriremo solo vivendo, e cercando, e con curiosità. Quella che mi ha portato evolutivamente fino a qui, in una valle di stenti e di mancanze, a dispetto dei cretini del tavolo di fronte a me, eppure fiero di essere così povero e ricco.
Di conseguenza quella domanda che il me bambino si faceva di fronte alle incongruenze dogmatiche appena apprese poteva essere coerente. Non poteva essere tutto lì e così lontano. Non sapevo minimamente il perché, ma “mi sentivo” che non poteva essere così. Al di là della cintura ci può essere l’accesso alla via cava per quell’altro mondo, volgarmente nominabile, o per quell’altro, o infiniti altri, e allora davvero lo sguardo sull’alto, oltre il cielo, ha un significato, che stavolta davvero contempla anche l’astronomia, e la mappa di quella pangea collima con un universo esplorato qui in questa terra, che non avrà più lo stesso nome, esattamente come il battesimo porta la conoscenza rinominando.
Quella creazione è ancora in atto. E la Mandorla Mistica, come una vagina crea vita, crea il nuovo per un ciclo eterno che si ripete. Probabilmente lo sapevo senza saperlo, quando ho preso il simbolo del Fiore della vita, come logo della mia ventennale attività, modificando gli incroci dei suoi cerchi proprio alle estremità delle “mandorle”, spiralizzandole, dinamizzandole, dando quel movimento tipico dell’interdimensionale, o di ciò che sono programmato a credervi. Quella Vergine o quel Cristo raffigurati iconograficamente a volte dentro la Vesica Piscis, o mandorla mistica per gli amici, possono avere anche nomi differenti come Nimrod, o Semiramide, o tanti altri, vista l’antichità di quelle rappresentazioni. Eppure come simboli, rappresentano un maschile ed un femminile che vengono generati e generano, le due energie principali che regolano questo mondo fantasy fantastico che abbiamo l’opportunità di vivere, esattamente come quel sole e quella luna che come un tao rotante nello yin e nello yang ci mostrano il passaggio dalla luce alle tenebre, dal caldo al freddo, dalla vita alla morte, per poi ritornare ancora e ancora, nel paesaggio eterno e parallelo in cui viviamo, di cui solo alcuni sogni possono mostrarne la varietà quantistica.
Ma questa è solo una parziale opinione, di cui sarò a ridere fra altri 10 o 20 anni, forse.







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