Abile risposta. Significato letterale.
Ogni cosa ci succede in questa vita è responsabilità nostra. Niente di più, tantomeno. L’elenco delle cose che non ci stanno bene, che non gradiamo, che ci danno fastidio o detestiamo, è talmente lungo che potrebbe persino esaurire questo spazio web, oltre che annoiare. Esattamente come tutto ciò che non va bene, non va come vorremmo, desidereremmo fosse diverso…
Qualunque problema o evento negativo è completamente responsabilità nostra. Difficile da digerire. Ma è così.
“Ho fatto in modo che andasse così, ho permesso che mi succedesse”. Ecco che le colpe all’esterno svaniscono e la presa di responsabilità è la miglior reazione possibile.

Un intreccio di specchi, causa, effetto, fiducia, scopo, fato, destino, compito,…ecc.
Ma l’abile risposta è la giusta reazione agli stimoli, che giustamente noi creiamo, ci andiamo a cercare, facciamo in modo che si presentino. Da una parte viviamo sempre quelle dinamiche che necessitiamo, e volta dopo volta, sebbene si ripresentino, affiniamo la tecnica finché la lezione non è assimilata, la nostra risposta è “abile”, e la questione cambia, si passa finalmente ad altro. Questo per riprendere e concludere quanto esposto poco sopra.

Responsabilità sottende anche altri due termini, concatenati, congiunti, complementari.
Presenza e consapevolezza. Il secondo termine fortifica notevolmente il significato esoterico del primo. Difatti l’esercizio e la disciplina dell’essere “coscienti di ciò che si fa mentre lo si fa” è senz’altro la definizione perfetta di consapevolezza.

Oggi mi ritrovo a rinforzare questa difficoltà con ulteriori fattori. La mia vita è un film, di cui sono regista, ma solo se voglio. Altrimenti lo subisco, anziché esserne spettatore. Quello che mi succede lo creo, come fosse una sceneggiatura, sulla base di quanto mi caratterizzava. Uso l’imperfetto perché ciò che mi definiva e caratterizzava non ero io nella mia essenza più pura. Qui non posso approfondire ma, basti pensare a quei rari momenti in cui, appena svegli o mentre ci si addormenta, complici le basse onde cerebrali, si vive un apparente intontito momento fuori dal tempo e dal luogo in cui non vi è né passato né preoccupazione futura che influisca. Ecco, in quel momento si può dire che siamo più vicini alla nostra vera essenza, quella del “presente”, esattamente come un dono. E non è casuale per la lingua italiana il doppio significato.

In questo film la visione esterna, quella da spettatore, è quella in cui ti rendi conto di avere la macchina da presa in mano, il comando di poter cambiare scena, decidere, come nei migliori film indipendenti, di seguire l’istinto e cambiare sceneggiatura e trama, un “finale forte”, la sorpresa.
Il copione non è scritto ma si compila dal vivo.
Ed ora tocca ai personaggi, che sono specchio della perfezione di ciò che attiriamo e perché, oltre alla perfetta concatenazione del tutto, nel magnifico affresco matematico, poetico e quantistico della vita.

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Ma quale titolo…
Era proprio un pessima giornata