Coincidenza assoluta, questo periodo, questi giorni in particolare, ripresentano dinamiche e situazioni, problemi ed esperienze, che sembrano più che cicliche. Quest’anno in questo momento avvengono le stesse cose dello scorso anno nel medesimo periodo. Curiosamente in maniera più grave. Proprio l’altra sera mi è capitato di vedere l’uscita del nuovo articolo di Salvatore Brizzi, in cui si enuncia la capacità di “osservare l’osservatore”, tipica definizione di osservatore esterno. Colui che riesce ad estraniarsi da se stesso, osservare il suo modo di osservare il mondo e, senza giudizio, accettare e comprendere che è tutto nella testa e nello schema che ognuno ha, il motivo per cui abbiamo la convinzione del giusto, dello sbagliato, dello scopo e della vocazione. Allo stesso modo anche il sentire, il percepire, ed addirittura il prevedere, per se ed addirittura per il prossimo. Un po’ come avere la pretesa di fare scopa con le carte da scala che si tengono in tasca durante la partita.

Eppure ognuno ha le sue attitudini, che non sempre combaciano con quelle degli altri. Osservo l’altro per osservare me. Osservo me e sono giudice implacabile, ma lo sono anche con gli altri? Sbaglio in entrambi i casi. Quando lo specchio intorno a te presenta situazioni che non riesci più a sopportare, vuol dire che qualcosa dentro di noi è saturo. E’ a quel punto anche importante individuare ciò che hai attratto, il suo scopo, cosa è cambiato, cosa no. Proprio ieri in un dialogo tra me e me, silenzioso riflettere sulla sensazione che sto attraversando, la sua gravità, e la scarsità di risposte nuove oltre all’unica che avevo in mano, interviene mia nonna dicendo: “caro mio, gli sbagli si pagano”. Ed infatti ci sono situazioni in cui lanciando la monetina, nessuna delle due facce può indicarti una via vittoriosa. Stavolta si è perso tutti. Nel mio percorso evolutivo c’è ancora una volta un grande dolore, di cui sono artefice. E soprattutto, in questi giorni, ho dovuto osservare come il mondo intorno a me, la sceneggiatura del mio film, i personaggi da me scelti, e le dinamiche da me scelte, sembrino crollare come un palazzo le cui fondamenta siano oggetto di detonazione. Chi ha piazzato quelle cariche? Perché ho costruito un palazzo così alto e complesso per demolirlo, vederlo crollare?
Difficile uscire dalla dualità quando per effettuare una scelta ti si chiede ad esempio se preferisci vedere una fotografia o un video di un fiore mentre sboccia, o mentre appassisce. Eppure entrambe le fasi appartengono al ciclo del pellegrino, il viandante che si gode il viaggio della vita, fatta di entrambi questi momenti, sicuri, garantiti, ma che delimitano da due lati il percorso, ciò che ti è stato donato.

Qualche giorno fa, durante la rasatura, istintivamente mi sono lasciato di nuovo i baffi, come nel 2020, cosa che avevo definito, di protesta. Ed ancora oggi ho pensato inconsciamente fosse così, eppure, non sapendo nemmeno a cosa andavo in contrasto contro, ha preso il via dentro di me una consapevolezza. Si sta chiudendo quel ciclo che è durato tre anni abbondanti, e che chiudendosi mi ha aiutato a tirare delle somme su ciò che ero e ciò che sto diventando. Cosa alquanto difficile questa, ma la consapevolezza del completamento di un ciclo rappresenta inequivocabilmente che in questo periodo diverse cose sono iniziate e concluse. E se devo essere onesto, molte di queste le ho lasciate andare con amore ed evoluzione, altre con dolore ed evoluzione. Queste ultime in particolare mi stanno uccidendo. Non importa quale sia l’evoluzione, anche perché non ti è chiara nel momento, ed anche perché nella dualità che ci contraddistingue, soffriamo solamente dell’attaccamento verso qualcosa o qualcuno che non è mai stato materialmente di proprietà, e che se è davvero “tuo”, farà comunque parte di te per sempre. Lascio controvoglia andare dinamiche e sentimenti che mi hanno dato emozioni ed esperienze talmente grandi, sia positivamente che negativamente, sia nella gioia, nella serenità, nell’amore, che nella rabbia, dolore, sconforto. Faccio in questo momento un click interiore scoprendo che le ultime tre definizioni sono sempre oggetto di autoanalisi su me stesso(se ti arrabbi, c’è rabbia dentro di te, ecc.), cosa che non avviene facilmente per le prime tre, quasi una sorta di falsa modestia o paura di non meritare, difficoltà a “giudicarmi amore”, una cosa troppo grande per quest’uomo che ancora combatte per liberarsi dal suo peccato originale…

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